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"RADIO
FRECCIA" è una storia di amicizia. Anzi,
è la storia dell'amicizia di un gruppo di ragazzi di provincia
con Freccia. Cioè con il più spaccone e strafottente,
il più libero, il più coraggioso e leale del
borgo. E l'ammirazione è il sentimento che ispira
l'amicizia di Bruno, Tito, Iena e Boris.
L'ambiente è quello della provincia degli anni settanta,
anni cruciali in cui la realtà rurale secolare cedeva definitivamente
il passo alla modernizzazione. Anni in cui bastava un trasmettitore
da 5 watt per aprire una radio "libera", anni in cui
si cominciavano a sentire gli effetti della "rivoluzione
sessuale" anche in provincia, ma anche gli anni dell'eroina,
della droga come fenomeno di massa.
Così è Bruno che, a dispetto dello scetticismo generale,
apre Radio Raptus, cioè la soffitta di
casa sua con un trasmettitore da 5 watt, un giradischi con i suoi
dischi, e la sua voce dentro. E la radio diventa la seconda casa
(la prima è il Bar Laika) di tutti e cinque. Al punto che
quando Freccia, in seguito ad una lite furiosa con l'arrogante
amante della madre, è costretto ad abbandonare la casa
dov'era nato (nella quale non tornerà mai più),
si trasferisce nella soffitta di Bruno.
Poi c'è il bar, la loro prima casa, retaggio eterno della
vita di paese. E dentro al bar c'è Adolfo, cioè
il barista, cioè un cinquantenne con la battuta al veleno,
cioè uno che non guarda in faccia a nessuno (anche se sei
Freccia) e che se fai una cazzata te lo dice senza tanti complimenti.
Ma anche uno che ti sa capire, che non ti giudica. Meglio di un
padre, meglio di una madre, soprattutto se sei Freccia. Così
la vita scorre, con i ragazzi che fanno gli operai (solo Bruno
studia), vanno in discoteca il sabato sera o girano la provincia
alla ricerca del segnale di Radio Raptur. La vita scorre, ma non
tranquilla. Freccia conosce una ragazza di città, una tossica.
Con lei comincia a farsi. Con lei compie il doloroso percorso
di ogni tossico. Un percorso dal quale porta all'isolamento. Ma
non alla fine. Almeno se sei Freccia.
Con dolore e fatica, Freccia, torna alla vita
e agli amici, alla radio e al bar. E poi arriva anche l'amore.
Che all'inizio è bellissimo e non sembra neanche vero.
Che poi invece diventa veleno perché lei ti lascia e te
ricominci a farti, e ti fai così tanto che ti trovano morto
in fosso.
E rimane solo Bruno davanti al microfono della vostra radio a
ricordarti, te e gli altri, perché questa radio, da allora,
si chiama Radiofreccia e perché chiude proprio oggi che
compie diciott'anni. Ed è un giorno come un altro dell'anno
1993.
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