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  21 gennaio 2017

21 GENNAIO 1938: NASCEVA WOLFMAN JACK

Era il dj che inventò un nuovo modo di fare la radio. Lo celebrò "American Graffiti"

È stato il padre e il mito di quattro generazioni di disk-jockey. Quella sua voce fatta di carta vetrata, immersa nei misteri della notte, celebrava il rito del rock'n'roll attraverso l'America. Gli ascoltatori della radio impazzivano per Wolfman Jack: non avevano idea di quale fosse il suo aspetto, ma erano sedotti da quello che diceva, da come li ipnotizzava con il potere delle parole e della musica ribelle. Si chiamava Bob Smith, era nato a Brooklyn il 21 gennaio 1938, e con le sue trasmissioni da una costa all'altra del paese i suoi fans scoprirono il brivido e la complicità di un ascolto che negli anni Sessanta appariva trasgressivo. Il regista George Lucas realizzò "American Graffiti" facendolo girare attorno alle canzoni rese celebri dalle presentazioni di Wolfman Jack, che a un certo punto compare nel film nella parte di se stesso, in un piccolo studio radiofonico simile a quello in cui lavorava, sul retro di uno strip club in California.

Wolfman Jack

Anche Jim Morrison gli rese tributo nel brano "WASP (Texas radio and the big beat)", così come Todd Rundgren, i Grateful Dead e i Depeche Mode. Wolfman Jack morì la sera del 1° luglio 1995, dopo aver spento il microfono alla fine di un suo programma. Disse: "Non vedo l'ora di tornare a casa e abbracciare mia moglie Lou, non mi è mai mancata così tanto in tutto questo tempo". Fece appena in tempo a varcare la soglia e concretizzare il suo ultimo desiderio, poi stramazzò a terra, stroncato da un infarto.