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  25 gennaio 2017

25 GENNAIO 1971: Charles Manson condannato per la strage di Bel Air

Ossessionato dai Beatles e dalla fine del mondo, pianificò il massacro dei vip, tra cui la moglie di Polanski

Era un cantautore frustrato (anche se una canzone fu incisa dai Beach Boys) ma soprattutto un criminale psicopatico. Charles Manson era a capo di una sorta di setta hippy, denominata "The Family", che profetizzava l'apocalisse in America e l'avvento, dopo una guerra razziale, di "cinque angeli salvatori": uno era Manson stesso, nei panni di Gesù Cristo, gli altri quattro erano i Beatles. Manson fu il mandante del massacro del 9 agosto 1969 a Bel Air, sulle colline di Beverly Hills, nella villa di Roman Polanski, che quella notte era assente per lavoro. Morirono la moglie del regista - l'attrice Sharon Tate, incinta di otto mesi - il parrucchiere dei divi (tra cui i Doors) Jay Sebring, e altri tre ospiti. Sui muri, vergate con il sangue delle vittime, le scritte "Pig" e "Helter Skelter", ancora una volta due chiari riferimenti ai Beatles, oltre che alla "confusione" innescata dalla carneficina dei "porci capitalisti". Ventiquattro ore dopo, in un'altra zona di Los Angeles, i seguaci di Manson (in massima parte donne da lui soggiogate) uccisero una coppia nella loro abitazione.

Charles Manson

 Il 25 gennaio 1971 Manson e tre sue adoratrici, Susan Atkins, Leslie Van Houston e Patricia Krenwinkle, furono condannati a morte. Ma nel 1972 la Suprema Corte abolì la pena capitale in California, e per i quattro la sentenza di colpevolezza determinò "solo" il carcere a vita. Qualche settimana fa Manson è stato ricoverato in ospedale a causa delle sue gravi condizioni di salute.