07 febbraio 2021

Pink Floyd, la prima tappa del tour di The Wall

Il 7 febbraio del 1980 si teneva a Los Angeles la prima tappa del tour dei Pink Floyd che avrebbe rivoluzionato i concerti rock

 Il 7 febbraio del 1980 i Pink Floyd si esibivano alla Los Angeles Memorial Sports Arena per la prima data del “The Wall Tour” che portò in tutto il mondo il concept album della band pubblicato nel 1979.

Nel 1980, i Pink Floyd scrivevano con il The Wall Tour un manuale ideale che avrebbe reinventato il concerto rock dal punto di vista artistico e della scenografia.

Precisamente il 7 febbraio 1980 il tour prendeva il via al Los Angeles Memorial Sports Auditorium.

The Wall: l’idea

Il progetto che ruotava attorno a “The Wall” era costituito da tre parti: l’album, il tour e il film. Per quanto possa sembrare incredibile, la parte più complicata da realizzare nonché la più dispendiosa fu proprio il The Wall Tour, l’ultimo tour dei Pink Floyd con Roger Waters.

La creatività di Waters non conosceva limiti e ciò portò alla creazione della serie di show che rivoluzionò per sempre gli spettacoli dal vivo.

Per essere precisi, il The Wall Tour non fu nemmeno un tour nel senso tradizionale del termine. I Pink Floyd, infatti, si esibirono 31 volte nel corso di 16 mesi in sole quattro città: Los Angeles, New York, Londra e Dortmund, nella Germania Ovest.

La motivazione fu ben presto spiegata dallo stesso Roger Waters: "Non potevamo viaggiare di più a causa delle spese enormi. Era una cosa avanti anni luce rispetto a tutto ciò che era stato fatto fino a quel momento nel rock'n'roll e lo sforzo necessario per realizzare ogni singolo dettaglio è stata inaudita”.

Follia? Genio visionario? Due cose sono sicure. La prima: il The Wall Tour ha rappresentato (e rappresenta ancora oggi) un modello per gli show dal vivo a cui si ispirano artisti di ogni genere, da Michael Jackson a Madonna, dagli U2 ai Muse.

La seconda: se dal punto di vista artistico il tour fu un successo enorme, a livello economico si rivelò un disastro totale e ciò probabilmente contribuì ad accelerare il processo di distruzione dei Pink Floyd.

Il muro

Dalle idee visionarie di Waters bisognava passare alla realtà. Come vanne effettivamente realizzato questo show così innovativo?

La scenografia prevedeva l’uso di 420 mattoni di cartone che, nel corso della prima metà dello spettacolo, avrebbero creato un muro di 31 piedi di altezza e 160 piedi di larghezza posizionato tra la band e il pubblico.

Per la seconda metà dello show venne creata una grafica, parte integrante del design dell'album, da proiettare sul muro, che sarebbe crollato nel finale. L'idea di non essere visti dal pubblico era senza precedenti per una band e in molti temevano sarebbe stata un fallimento, ma Waters era irremovibile sul fatto che il muro riflettesse l'alienazione dalla società.

"Credo che nessuno avesse idea di cosa stesse succedendo nella mente di Roger", disse il tecnico audio dei Pink Floyd "e quando abbiamo sentito per la prima volta che voleva costruire un muro con la band che si esibiva dietro di esso, tutti noi abbiamo detto: "Devi essere matto!" Pensavamo che il pubblico avrebbe preso d'assalto il palco…”.

In aggiunta al muro, lo show prevedeva la presenza anche di enormi pupazzi gonfiabili, una band fasulla di quattro elementi che indossava maschere dei Pink Floyd, il maiale volante già utilizzato nel tour precedente e un modello di aereo.

Alla luce di tutto questo non è difficile comprendere come il The Wall Tour dei Pink Floyd sia passato alla storia.


Pink Floyd, la prima tappa del tour di The Wall

Lo show di The Wall

Era il 7 febbraio del 1980 e i Pink Floyd si esibivano per la prima volta a Los Angeles per promuovere il loro undicesimo album, “The Wall”. Il disco diventò il più venduto negli Stati Uniti, restando in vetta alle classifiche per quindici settimane. L'album è il secondo maggior successo dei Pink Floyd grazie ai 31 milioni di copie vendute. Nella carriera della band la rock opera viene preceduta solo da “The Dark Side of the Moon”.

Ogni concerto si apriva unì esibizione della “Surrogate Band” composta da quattro musicisti che indossavano delle maschere che ritraevano il volto dei componenti dei Pink Floyd. La vera band saliva successivamente sul palco accompagnata dalla proiezione di un'animazione di Gerald Scarfe. Con l'inizio di Another Brick in the Wall Part III veniva costruito un muro di polistirolo identico a quello sulla copertina del disco che separava fisicamente il gruppo dal suo pubblico. Tutti gli show presentavano una struttura elaborata ed estremamente scenica. Ogni dettaglio era il risultato di attente e precise analisi. Niente veniva mai lasciato al caso: dal muro che veniva distrutto alla fine del concerto, all' utilizzo del maiale gonfiabile protagonista della copertina di Animals, Algie, dipinto interamente di nero e coperto da martelli incrociati.



Genesi del disco

L'idea del muro fu sviluppata da Waters durante il tour precedente dei Pink Floyd. Mentre la band portava in giro per il mondo “Animals”, il musicista fu colpito dalla grande superficialità mostrata dal proprio pubblico che, secondo la sua percezione, agiva con distrazione, mancando di rispetto al lavoro della band. Travolto da questi pensieri, Waters arrivò a sputare su una fan durante un concerto.

L'episodio generò una catena di polemiche che spinse il bassista dei Pink Floyd a concretizzare l'idea di un muro che isolasse i musicisti e li dividesse dal proprio pubblico.

Pink

Se il punto di partenza per lo sviluppo di “The Wall” fu l'incomprensione tra i Pink Floyd e i loro fan, l'album racconta in maniera drammatica gli aspetti difficoltosi della vita in cui ogni persona può ritrovarsi sentendosi tagliato fuori dal mondo da un ideale muro.

Pink è l'antieroe di tutto il concept album e la voce narrante che racconta la propria vita attraverso episodi e traumi. La sua infanzia viene segnata dalla scomparsa del padre morto in guerra e dalla soffocante iperprotettività della madre. La scuola, raccontata in maniera esemplare nel brano “Another Brick in the Wall”, è una fabbrica che privando i propri studenti della creatività li omologa per averne un totale controllo. L'artista racconta anche l'amore tra lui e sua moglie finito a causa della loro incolmabile incomunicabilità.

L'analisi della sua vita costituisce per Pink l'unica possibilità per poter fuggire dalla propria solitudine distruggendo il suo muro personale.

Il film


Nel 1982 il film “Pink Floyd - The Wall”, diretto da Gerald Scarfe, venne presentato al Festival di Cannes. Il ruolo del protagonista, Pink, venne interpretato da Bob Geldof. La colonna sonora fu interamente costruita attorno al disco. I brani presentavano, tuttavia, delle differenze rispetto all'album, differenze dettate dalle esigenze cinematografiche che portarono all'esclusione di due canzoni: “Hey You” e “The Show Must Go On”. A causa della durezza di alcune immagini e per i temi principali del film fu vietato negli Stati Uniti ai minori di 17 anni, mentre nel nostro paese fu concessa la visione della pellicola ai minori di 14 solo se accompagnati da genitori.