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  08 maggio 2020

50 anni di "Let It Be", l'addio dei Beatles

Usciva l'8 maggio 1970 l'ultimo album dei Beatles, tra tensioni interne e gli interrogativi sul futuro dei Fab Four

Esattamente 50 anni fa i Beatles davano alle stampe l'ultimo capitolo di una delle carriere più dense di momenti rivoluzionari nella storia della musica, "Let It Be". L'album dell'addio usciva l'8 maggio 1970 - anche se le registrazioni erano state fatte mesi prima di quelle per Abbey Road - dopo settimane di tensioni interne che, ad ascoltare il disco, nessuno avvertirebbe mai come ingombranti al punto da finire tra le note e, addirittura, porre fine alla vita dei Fab Four.

All’epoca le circostanze ridussero Let It Be quasi a un mero testamento, l’ultimo inchino della più grande band del pianeta, un episodio da decifrare solo in relazione allo scioglimento, una ricerca morbosa nel tentativo di scardinare l’alchimia dei quattro di Liverpool e insidiarsi tra i loro sguardi. 


Dietro Let It Be


Dopo le session confuse per registrare il White Album, la band decise che la cosa giusta da fare fosse tornare a lavorare insieme, chiudersi in studio e lasciarsi andare, trovare vitalità ritornando alle radici, to 'get back'. Per questo Paul McCartney, colui che più di ogni altro spinse per tenere le fila dei fab four, decise di cercare nuovi stimoli per andare avanti. Inizialmente pensò di registrare tutti insieme, davanti al pubblico, magari in un'ambientazione esotica come sulla riva dell'oceano o un deserto in Tunisia. Alla fine si optò per lavorare presso i meno romantici Twickenham Film Studios. Il tutto sarebbe avvenuto davanti la camera da presa, per immortalare il metodo di lavoro, il processo creativo e le jam session che finirono nel film pubblicato poco dopo il disco che vinse anche l’Oscar per la Miglior Colonna Sonora.


Il difficile percorso di Let It Be


Le cose presero una direzione meno sperimentale rispetto al materiale presente sul White Album e più legata al rock tradizionale, alla musica dalla quale era cominciato tutto. ‘Get Back’ sarebbe dovuto essere proprio il nome del progetto che includeva il documentario, un ultimo concerto, e anche un album vero e proprio da pubblicare nell’ estate del ’69 e che si trasformò in corsa in Let It Be. Il percorso del disco fu decisamente travagliato e Get Back/Let It Be venne rifiutato dalla band più volte dopo essere stato affidato allo storico produttore George Martin e all’ingegnere Glyn Johns e infine finito nelle mani in quella di un’altra leggenda della registrazione, il papà del ‘wall of soundPhil Spector, coinvolto segretamente da Lennon ed Harrison. Spector applicò la sua classica visione pomposa facendo scelte che non accontentarono tutti come quella di inserire gli archi in The Long And Winding Road che fece stizzire Paul McCartney il quale aveva pensato alla canzone in modo molto più scarno.


Il rooftop concert


Il concerto in questione rimase nella storia come il ‘rooftop concert’, un ritorno dal vivo dopo circa tre anni che fosse abbastanza sicuro dall'isteria di massa che aveva reso i Beatles schiavi della loro stessa grandezza. Il tetto di un edificio, quello della Apple, poteva servire allo scopo: mostrare di essere ancora i Beatles, con il divertimento e la voglia di farsi beffe di tutti, ma tenendo la distanza di sicurezza da un mondo che soffrivano sempre di più. Il nervosismo, comunque, era palpabile e i litigi tra John, Paul, George e Ringo erano sempre più frequenti. Questioni legali e finanziarie, la scelta del nuovo manager, i congiunti non sempre apprezzati da tutti, , l’ego che faceva a cazzotti, l’inevitabile stanchezza di un gruppo di ragazzi che a trent’anni aveva già fatto tutto e raggiunto ‘tutte le vette possibili del mondo dello spettacolo’. Tutti elementi che si misero di impegno nel minare il mostro a quattro teste. Quattro teste che erano stufe di far parte di un solo corpo, di essere obbligate ad essere ciò che gli si chiedeva di essere, rispettare i ruoli e annullarsi per un bene superiore.


L'addio di McCartney e la pubblicazione di Let It Be


Let It Be venne pubblicato subito dopo lo scioglimento de facto della band con l'altro tradimento di Paul McCartney che annunciò il suo primo album solista e, contestualmente, la decisione di non lavorare più con i compagni. Lennon aveva comunicato internamente alla band di essere stufo, passava il tempo sempre meno lucido e sempre più in compagnia di Yoko Ono, dai fan vista sempre come la responsabile della rottura, ed era pronto a dedicarsi alla carriera solista ma voleva attendere a comunicare la cosa, c'erano ancora questioni in sospeso e non era ancora il momento giusto. La competizione tra Paul e John, forse, non ha trovato sosta nemmeno in questo momento e Macca spiazzò tutti, superò in volata il compagno di band e gli rubò il primato facendo implodere la band e spargendo le macerie su tutti i media del mondo.


Le altre teorie sulla fine dei Beatles


Tornando al film. L’idea di McCartney, ancora una volta, era qualcosa di avanguardistico: documentare in tempo reale la vita delle star, qualcosa a cui oggi, cinquanta anni dopo, siamo ben abituati tra social e reality show. Se nella versione originale il minutaggio dallo studio utilizzato fu esiguo rispetto al girato, complici proprio i continui litigi, sarà curioso vedere cosa verrà fuori nella nuova versione del film affidata al ‘Signore degli Anelli’ Peter Jackson con uscita prevista per il prossimo autunno. Le prime immagini svelate in un’anteprima avvenuta a gennaio, infatti, sono state accusate di revisionismo storico, una ‘contro narrativa’ che vorrebbe dimostrare come l’atmosfera durante le registrazioni di Let It Be fosse meno pesante di quella che ci ha consegnato la storia e lo stesso regista ha dichiarato di aver riscontrato, nelle 55 ore di filmati e 140 ore di audio che ha potuto esaminare, momenti di drammaticità ma non tutta quella discordia che ha sempre caratterizzato l’immaginario di Let It Be.


Lo scorso anno, anche l'esperto di Beatles Mark Levisohn ha contribuito a gettare dubbi sul reale svolgimento dei fatti presentando un nastro che lascerebbe intendere che fino a pochi mesi prima dello scioglimento i Beatles non avessero davvero intenzione di concludere la loro esperienza artistica. La registrazione era stata fatta da John Lennon per permettere a Ringo, bloccato in ospedale per degli accertamenti, di partecipare al meeting che si sarebbe tenuto negli uffici della Apple con McCartney ed Harrison. Il contenuto? Le discussioni per un nuovo album dopo Abbey Road, un documento che spiazza totalmente e getta in aria le teorie che vogliono Lennon pronto a lasciare la band per dedicarsi alla carriera solista. Certo, la tensione si avverte quando i tre si punzecchiano sulle qualità autorali di ciascuno ma è lo stesso Lennon, in continua competizione con McCartney, a suggerire che le proposte per i singoli arrivino da tutti i componenti: quattro per lui, Paul e George e due per Ringo. Non certo l'approccio di chi prefigurava la fine imminente.

Insomma, come nei migliori momenti da sliding doors, resteremo lì a chiederci: e se? Avremmo potuto godere di nuovi album dei Beatles dopo Let It Be? Forse non lo sapremmo ma e del resto la storia può essere rivisitata ma non cambiata e va bene così.

Ci accontenteremo di celebrare, oggi, l’ultimo album della band più importante della storia. E così sia.


50 anni di "Let It Be", l'addio dei Beatles

The Beatles - Let It Be - 1s Preview

The Beatles - Let It Be - 1s Preview