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  23 febbraio 2021

AC/DC, Angus Young parla della morte di Bon Scott

Angus Young ha parlato della morte di Bon Scott, del ruolo di Malcolm Young nell'elaborazione del lutto e del contributo del cantante per "Back in Black"

Pochi giorni fa si è celebrato l'anniversario dalla morte di Bon Scott leggendario frontman dei 'primi' AC/DC e ora Angus Young ha parlato di come all'epoca la band si trovò a processare la scomparsa del proprio cantante, avvenuta a soli 33 anni, e di come da un lutto sia nato "Back in Black".

Gli AC/DC sono tornati sulle scene sul finire del 2020 con la formazione storica al gran completo, incluso Brian Johnson che di Scott è stato il successore, per il nuovo album "Power Up".

Da giovani ci sentivamo invincibili
Intervistato da Zane Lowe per Apple Music, il chitarrista solista degli AC/DC Angus Young ha commentato alcune delle canzoni più iconiche della storica rock band australiana soffermandosi anche sul periodo della morte di Bon Scott, avvenuta nel 1980, e sulle successive registrazioni di quello che sarebbe diventato uno degli album più famosi della storia del rock: "Back In Black".
Parlando di come la morte di Bon Scott - avvenuta nel 1980 a Londra a soli 33 anni dopo l'ennesima nottata di bevute - abbia influenzato il futuro degli AC/DC, Angus ha spiegato di come l'elaborazione del lutto si sia trasformata nella base su cui costruire "Back in Black" grazie, soprattutto, all'intervento di suo fratello Malcolm Young.

La morte di Bon Scott colpì gli altri membri della band di sorpresa perché, come racconta Angus, non ti aspetti di dover avere a che fare con la morte di qualcuno a quell'età: "Eravamo shockati perché pensi sempre che la gente intorno a te, specialmente quando sei giovane, non debba affrontare queste cose - racconta il chitarrista degli AC/DC - ti senti invincibile e quando sei giovani non pensi alla morte. Quindi per noi è stato uno shock e ha colpito ognuno di noi in un modo diverso ma colui che, probabilmente, si è fatto carico della cosa più di tutti è stato mio fratello Malcolm".



La morte di Bon Scott

Dopo una serata di bevute con il suo amico Alisdair Kinnear, Bon Scott si addormentò in auto sulla strada verso casa il 19 febbraio del 1980 dove, non riuscendo a svegliarlo, Kinnear lo lasciò dormire per le ore successive e poi, tornando a controllare il giorno dopo, lo trovò privo di vita a soli 33 anni.
Scott è considerato da molti fan l'unico vero cantante degli AC/DC nonostante il difficile e grande lavoro fatto da Brian Johnson nel prenderne il testimone per quello che sarà gran parte del percorso discografico degli AC/DC negli ultimi 40 anni. Di sicuro la sua voce indimenticabile ha caratterizzato successi fondamentali per la formazione australiana come 'Highway To Hell', 'Let There Be Rock', 'T.N.T' e ' Whole Lotta Rosie'.

In un'intervista anni fa, Young aveva parlato della morte di Bon Scott commentando come avesse avuto un impatto enorme sulla band: "Ha avuto un impatto enorme, è come perdere un parente, qualcuno di molto vicino. Hai sempre la sensazione che siano lì ma ti mancano in senso fisico, hai continui ricordi che ti tornano alla mente in qualsiasi momento. Che tu sia in viaggio, ti stia rilassando o stai suonando, c'è sempre qualcosa che ti porta alla mente il ricordo".



L'intervento di Malcolm e Back In Black

Proprio la chitarra ritmica della band, il motore degli AC/DC Malcolm Young scomparso nel 2017, è stato infatti colui che ha spinto per una ripresa dei lavori: "Dopo qualche settimana mi ha chiamato e mi ha chiesto cosa stessi facendo e io gli ho risposto che non stavo facendo niente, che ero lì a struggermi e allora mi ha proposto di andare in studio di registrazione, solo io e lui, per fare ciò che facevamo prima della morte di Bon, chiuderci in sala prova. Il che è strano perché è stato anche l'ultimo posto dove avevamo visto Bon. Mi ha detto 'Ok, solo io e te, torniamo in studio e riprendiamo a lavorare sulle canzoni e sulle idee, così non penseremo a cosa fare, ci isoleremo dai discografici e da tutti e ci concentreremo solo su quello'. Allora ho deciso di darmi una chance ed è ciò che abbiamo fatto".

Brian Johnson arrivò proprio a colmare quel vuoto, un'impresa difficile che Brian ha saputo affrontare a testa alta regalando la sua voce ad uno degli album più famosi degli AC/DC e della storia del rock: "Back in Black". Paradossalmente anche Bon Scott aveva iniziato a lavorare al disco poco prima della sua morte in una sala prove presa dai fratelli Young a Londra ma il suo contributo non fu al microfono bensì con quello che era il suo primo strumento: la batteria. Nelle primissime versioni demo di 'Hells Bells' e 'Have A Drink On Me', infatti, le registrazioni della batteria appartengono proprio a Scott.



Il contributo di Bon Scott a Back in Black

Parlando del contributo di Bon Scott a Back in Black durante una recente intervista con Paste, infatti, Angus Young ha chiarito le voci che volevano il cantante presente nelle versioni demo di alcune tracce. Cosa vera, sì, ma limitatamente a pochi passaggi di batteria registrati mentre i fratelli Young erano in studio a fare le prove, unico contributo dato dal cantante prima della sua morte.

Dopo la fine del tour per "Highway To Hell" nel 1979, infatti, la band si trovava a Londra dove Angus e Malcolm Young avevano prenotato una sala prove per iniziare a scrivere le canzoni per il nuovo album, cambiandosi spesso di ruolo tra chitarra e batteria, quando Bon Scott arrivò mentre stavano lavorando ad "Hells Bells":

"Bon arrivò e si mise a sedere dietro la batteria, così che potessimo provare l'intro della canzone come volevamo che fosse - ha detto Angus - Quindi riuscimmo a venirne a capo e poi provammo un altro pezzo, 'Have A Drink On Me', nato da un riff con il quale Malcolm stava giocando. Quindi abbiamo provato l'intro e lo sviluppo della canzone, basta. Se volete sapere davvero qual è stato il contributo di Bon per l'album è stato solo ed esclusivamente averci dato una mano con la batteria per quei demo".

I piani, ovviamente, erano altri e i tre si sarebbero dovuti vedere la settimana successiva per lavorare alle altre canzoni e ad altri testi: "Stava lavorando su alcuni testi e ci siamo detti che ci saremmo visti la settimana seguente in modo che, forse, noi tre saremmo riusciti a proseguire con il lavoro sul materiale che avevamo. Purtroppo è morto prima di riuscirci".


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