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  27 luglio 2021

AC/DC e la storia di Highway To Hell

Il 27 luglio 1979 gli AC/DC pubblicavano l'ultimo disco con Bon Scott e il primo che li fece diventare delle superstar anche in America: Highway To Hell

Usciva il 26 luglio 1979 "Highway To Hell", sesto album in studio degli AC/DC e uno dei dischi leggendari del rock'n'roll. Vi raccontiamo la storia di un disco iconico ma nato da un periodo di incertezza e pressione per la band australiana.

Brutti, sporchi e cattivi

Nel 1978 gli AC/DC avevano già pubblicato cinque album in tre anni che dalla loro Australia gli avevano garantito un contratto con la Atlantic, che in quegli anni aveva sotto contratto gente come Led Zeppelin, Yes e Crosby,Stills, Nash&Young, e un buon successo in diversi territori.

Il rock è nel pieno della forma, vero, ma gli AC/DC erano qualcosa di più per essere capiti tanto dalla discografia quanto dal pubblico generalista dell'epoca abituato a tanto soft rock, brani intrisi di folk e blues o incuriosito dalla nascente disco americana.

Gli AC/DC erano brutti, sporchi e cattivi, erano pericolosi e rumorosi ben oltre il livello accettabile dalla massa ed è per questo che l'etichetta iniziò a fare pressioni per avere qualcosa di diverso da vendere. Qualcosa che potesse aiutare finalmente la band australiana a fare breccia definitivamente nel mercato americano ed entrare in classifica lasciandosi alle spalle una carriera da club sudati e calci negli stinchi.

Gli AC/DC erano una squadra compatta fatta per uccidere, con Bon Scott come testa d'ariete piena zeppa di eccessi e solidità al limite dell'intimidazione. Una macchina da guerra che macinava chilometri al ritmo senza fine che si addice ad una band rock in cerca di fama, un ciclo inarrestabile fatto di tour - disco - tour - disco che rischiava di mettere sotto tutti.


Sfondare in America

Un modo di fare vero e sincero che, secondo la Atlantic, era allo stesso tempo la forza e la debolezza degli AC/DC che per sfondare davvero in America avrebbero avuto bisogno di altro, avevano bisogno che qualcuno incanalasse quell'energia devastante in qualcosa di maggiormente appetibile per il grande pubblico.

Fu così allora che il vicepresidente dell'etichetta, Michael Klenfner, decise di volare direttamente a Sydney per incontrare la band e gettare le basi di quello che sarebbe stato il loro prossimo album. Un disco che, nella sua testa, avrebbe dovuto mantenere la potenza sprigionata dalle urla di Scott e dai riff dei fratelli Young, ma con un suono e un codice più facilmente decifrabile da tutti.

Il primo passo da fare era spezzare un elemento comune a tutti i dischi della band. La produzione fino ad allora affidata ad Harry Vanda e al fratello maggiore di Angus e Malcolm, George Young che con Vanda faceva parte di un'altra storica formazione australiana, The Easybeats, andava cambiata. Stesso discorso valeva per la location, basta con l'Australia e via libera agli Stati Uniti, tutte scelte che gli AC/DC non vedevano particolarmente di buon occhio.

Ma Klenfner non voleva sentire ragioni, agli AC/DC servivano delle canzoni che le radio americane potessero suonare e tra i demo che Vanda e Young maggiore gli avevano fatto ascoltare agli Albert Studios non c'era niente che facesse al caso. Nonostante non fossero d'accordo, Malcolm e Angus Young alla fine accettarono di cambiare le carte in tavola e volarono a Miami per registrare con Eddie Kramer, un produttore che sul curriculum aveva album come Houses Of The Holy e Physical Graffiti dei Led Zeppelin, i lavori della Jimi Hendrix Experience e anche tre dischi dei Kiss.

Dopo pochi giorni insieme, però, era chiaro che le cose tra le due parti non potevano funzionare: lui non capiva i riff della band e gli Young non raccoglievano le sue idee e, dopo la proposta fatta da Kramer di registrare una cover di Gimme Some Lovin' dello Spencer Davis Group, gli AC/DC se ne andarono via dallo studio.


AC/DC e la storia di Highway To Hell

L'incontro con Mutt Lange

Come spesso accade in questi casi, fu la sorte a metterci lo zampino per trovare il produttore giusto. Il manager della band, Michael Browning, in quei giorni condivideva il suo appartamento di New York proprio con un giovane produttore, tale Mutt Lange che aveva centrato il primo posto nella classifica UK grazie a Rat Trap dei Boomtown Rats.

Dopo l'ok dell'etichetta, nella primavera del 1979 gli AC/DC e Lange si trasferirono a Londra per registrare il disco, accettando la sfida di dimostrarsi un minimo più aperti nei confronti del nuovo arrivato.

Le prime settimane passarono in uno scenario che sicuramente si sposava con l'etica degli AC/DC meglio che gli studi di registrazioni nelle ville in campagna e nei castelli di molte band anni '70. Una sala prove piccola, sporca e senza riscaldamento - a parte una piccola stufa a benzina - ambientazione perfetta per lo sporco rock'n'roll della band australiana.

In quel contesto così poco ospitale iniziò a prendere vita Highway To Hell con Lange che dettava il ritmo tenendo le sessioni serrate, uno stile completamente diverso rispetto alla coppia Vanda/Young che lasciava scorrere le prove con calma e con la possibilità di lavorare e rilavorare le tracce.

Per Highway To Hell gli AC/DC si trovarono sotto pressione, in primis da un punto di vista discografico, poi da un punto di vista di registrazione.

L'attenzione ai dettagli di Lange, poi, fu di grande aiuto per la band che riuscì a tirare fuori il meglio da ogni membro e a dare quel ritmo, quella dinamica, quel tocco in più che riuscì a portare il sound da quello di una rissa di strada in un vicolo buio a quello di una rissa di strada in mezzo alla gente fuori da un locale.


Il successo di Highway To Hell

Dopo poche settimane e alcuni ritocchi finali ai Chalk Farm Studios, Highway To Hell era finito e pronto per essere dato in pasto al pubblico per vedere se questa volta gli australiani sarebbero riusciti ad invadere l'America.

Il risultato manteneva intatto l'impatto e l'aggressione sonora degli AC/DC che tanto spaventava chi doveva suonare dopo di loro ma con una pulizia sonora, data soprattutto dall'intuizione di inserire i cori a supporto dei riff, che avrebbe portato quella musica nelle orecchie di tutti.

Quello che era iniziato come uno scontro per la conservazione della propria originalità e personalità diventò per gli AC/DC una lezione sull'apertura mentale, sul darsi le possibilità di prendersi dei rischi e abbandonare le origini per esplorare qualcosa di nuovo.

Un nuovo inizio che portò la band ad un livello superiore facendo schizzare Highway To Hell a 100 posizioni più in alto nella classifica americana rispetto al precedente "Powerslave". Un diciassettesimo posto che gli valse anche il primo disco di platino negli USA con più di un milione di copie.

Purtroppo, quello fu anche l'ultimo disco con Bon Scott che, sempre più perso negli eccessi, morì meno di un anno dopo, nel febbraio del 1980 venendo ricordato e sostituito da Brian Johnson in un altro album immortale: Back In Black.