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  20 gennaio 2021
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Bob Dylan, il compleanno di un grande album: "Blood On The Tracks"

Usciva 46 anni fa, nel 1975, "Blood On The Tracks", il capolavoro tormentato di Bob Dylan

La carriera di Robert Zimmerman, meglio noto come Bob Dylan, è costellata di successi memorabili e picchi di assoluto splendore lirico. Tra questi si annovera anche il disco uscito il 20 gennaio 1975, "Blood on the Tracks", che oggi compie 46 anni. Un disco tormentato e brillante per la sua messa a fuoco di questioni personali, evocate da canzoni diventate classici come Tangled Up in Blue, Simple Twist of Fate, You're a Big Girl Now, If You Her Say Hello ed altre. Di fatto, una collezione di singoli intramontabili ed un grande compagno di viaggio per chiunque, almeno una volta, abbia sofferto per amore (ma non solo). 

C'è del sangue sui nastri

Il sangue è proprio quello di Dylan, anche se in senso figurato. Il disco che esce nel 1975 è un album sincero, trasparente in modo esagerato per gli standard poetici del menestrello di Duluth che ha sempre dosato verità e verosimiglianza nei suoi versi per confondere, incantare, ipnotizzare ma soprattutto raccontare l'America nata con lui nella Seconda Guerra Mondiale e fiorita nel boom economico degli anni Sessanta, con i suoi nuovi vizi e le stesse perplessità di sempre. Il sangue racconta tuttavia di ferite personali.

Nel 1974 Dylan ha 33 anni, è già una celebrità e le sue canzoni sono cantate in tutto il mondo. Reduce da un grande tour con la Band decide di cambiare casa discografica passando dalla Columbia alla Asylum e prenota gli A&R Studios, smanioso di incidere ancora. Deve raccontarsi, esorcizzare i fantasmi che mettono in crisi il suo matrimonio con Sara Lownds, la madre dei suoi quattro figli nonché la compagna fedele da oltre dieci anni. Trascorre due settimane da Norman Raeben, un insegnante d'arte che lo aiuta con le sue abilità da pittore che non migliorano affatto ma gli lasciano in dono un modo nuovo di pensare ai testi delle sue canzoni. Più tardi racconterà di quell'esperienza in un'intervista dicendo: “Ha riunito in me testa, mani e occhi […] in modo da permettermi di fare consciamente ciò che percepivo inconsciamente.”


Promesse infrante

Solo qualche mese prima aveva scritto per Sara The Wedding Song, una canzone d'amore in cui riversava dichiarazioni di un futuro insieme a quella che diventerà presto la sua (prima) ex moglie. In seguito Dylan ha rinnegato di aver scritto di sé così impulsivamente in questo disco e del periodo burrascoso del suo matrimonio, cercando di confondere le acque attribuendo al suo periodo personale anche un disco ispirato ai racconti di Anton Checov. Pare che i critici all'epoca credettero davvero che fosse autobiografico ed a lui fece gioco per lasciare aperte le strade del dubbio.

Oltre alle promesse infrante nei confronti della prima moglie Sara, si può dire che ci furono cambiamenti di rotta anche nel corso delle sessioni di registrazione del disco. Dylan si presenta in studio con 16 bozze a cui mettere mano, soprattutto per finalizzare i testi. All'inizio ha in mente un disco elettrico, ma dopo aver preso la mano abbozza qualche brano già di buona qualità per finire sul disco così come escono, eppure non è soddisfatto. Il suono gli pare piatto, monotono, privo di mordente. Dunque chiama a raccolta il banjoista Eric Weissberg e il quintetto Deliverance con cui prova alcuni arrangiamenti ma senza successo, registrazioni uscite in seguito in uno degli innumerevoli cofanetti di bonus tracks di Dylan. Con diversi cambi di formazione tra turnisti che non lo soddisfano, ma soprattutto con Tony Brown, il bassista dei Deliverance.

Dylan rimette mano alle canzoni ed arriva alla stesura finale con 10 perle da consegnare al mastering e alla storia. Dylan però cambia ancora idea dopo aver ascoltato l'acetato di prova e riconvoca cinque musicisti, stavolta in Minnesota, per ottenere il suono che, finalmente arriva. Greil Marcus, critico americano, alla sua pubblicazione commentò così il disco: Blood On The Tracks” è un album di ferite; è al tempo stesso un racconto della guerra di un avventuriero con una donna e con se stesso, e un tentativo estenuante di piegare la memoria, le fantasie e le paure dell’amore e della morte al servizio di un artista che si sforza di rimediare a una catastrofe traendone bellezza. È un disco grandioso: cupo, pessimista, inquietante, confezionato in maniera grezza e pieno della disperazione più profonda che Dylan abbia mai rivelato.”


Una carriera millionaria

Se fino ad ora Bob Dylan deteneva il record di primo e unico musicista ad aver ricevuto un Premio Nobel (per la Letteratura, nel 2016), ora segna un nuovo primato nella storia della musica per la più grande acquisizione di sempre di diritti musicali in un singolo atto. Quanto sborserà esattamente la Universal Music per assicurarsi i diritti dell’intera produzione di Dylan è ancora top secret, ma molte testate americane suggeriscono la cifra record di 300 milioni di dollari. La notizia della firma del contratto è stata resa nota dalla stessa Universal, che la descrive come “la più grande acquisizione di sempre”. Un’operazione colossale e inedita, soprattutto per un singolo artista. “Non è un segreto - ha detto Lucian Grainge della Universal Music Group - che l'arte di scrivere canzoni sia la chiave essenziale per tutta la grande musica né che Bob sia uno dei più grandi professionisti di quest'arte".


Bob Dylan, il compleanno di un grande album: "Blood On The Tracks"