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  29 maggio 2019

Bruce Springsteen, le “Western Stars” del nuovo album

Orchestrazioni e storie dall'America più vera per il diciannovesimo lavoro in studio del Boss

Il 14 giugno segnerà il ritorno discografico di Bruce Springsteen con "Western Stars", diciannovesimo album che abbiamo potuto ascoltare ieri in anteprima. Prodotto con Ron Aniello – già all’opera su “Wrecking Ball” e “High Hopes” – “Western Stars” conferma sin dalle prime note le intenzioni mostrate nei singoli 'Hello Sunshine' e 'There Goes My Miracle'.

Springsteen mette da parte il rock operaio ripulendosi da qualsiasi ruggine e fa un salto indietro nel tempo per raccontare l’America di un tempo attraverso le immagini in cinemascope di terre di frontiera. Numerosi i personaggi che si muovono all’interno dei luoghi tipici della geografia da letteratura americana di metà ventesimo secolo tra autostoppisti, viaggiatori, attori decaduti, stuntman, camionisti che vivono le loro vite e gli amori tra highway polverose, banconi di bar e motel. Il Boss si affida a continue sequenze di fiati, archi e orchestrazioni che si equilibrano perfettamente con la voce cristallina di Bruce nel fare da sfondo ad istantanee on the road con in mente Glen Campbell e Roy Orbison. Il viaggio parte in acustico con ‘Hitch Hikin’ ', che ha come protagonista un autostoppista senza meta (Maps don’t do much for me, friend/I Follow the weather and the wind) che ben rappresenta il tema della mutevolezza, la precarietà del continuo movimento, l’irrequietezza che si ripete subito in uno dei pezzi meglio riusciti, ‘The Wayfarer’, il vagabondo che si sposta di paese in paese, senza pace. Una pace desiderata e ricercata anche dal protagonista di ‘Tucson Train’ che vuole ricominciare da capo ma non riesce a spegnere il cervello. Sono storie di fallimento e di insoddisfazione quelle che costellano l’universo di “Western Stars”, come l’attore western della titletrack che una volta era stato sparato da John Wayne “è successo verso la fine, quella scena mi ha pagato un migliaio di drink” ma anche di gente di paese, come quella che accorre sui ritmi uptempo di ‘Sleepy Joe’s Cafè’ o lo stuntman di ‘Drive Fast’ (The Stuntman)’ che si incammina verso casa con due viti nell’anca, un collare e un bastone di acciaio nella gamba (Non ricordo la paura, ma solo la brezza). Sono storie dall’America più vera - ricordata come sfogliando nostalgicamente un vecchio album fotografico - che risultano essere politiche pur senza esserlo in modo dichiarato.

A quasi settant’anni Bruce Springsteen non ha niente da dimostrare e si è voluto regalare un disco riflessivo, da meditazione, da mettere sul piatto di un vinile e assaporare come un buon bicchiere in un patio virtuale guardando l’orizzonte. La parentesi di ‘Springsteen On Broadway’ ha forse fatto da trampolino ideale per uno spazio intimista tutto suo, un ultimo momento di libertà a briglia sciolta prima di tornare in studio con la E Street Band e sui palchi di tutto il mondo.

Bruce Springsteen, le “Western Stars”  del nuovo album

Bruce Springsteen - There Goes My Miracle (Lyric Video)

Bruce Springsteen - There Goes My Miracle (Lyric Video)