Logo Radiofreccia

Cerca

Effettua una ricerca nel sito di Radiofreccia

Entra nella
community di Radiofreccia

possiedi già un account?
oppure
FAQ:
  10 gennaio 2021

Cinque anni fa moriva David Bowie, lo ricordiamo attraverso cinque tra suoi personaggi

A cinque anni dalla morte di David Bowie ricordiamo la leggenda rock attraverso cinque dei numerosi personaggi interpretati nella sua carriera

Era il 10 gennaio del 2016 quando il mondo si svegliò con una notizia inaspettata: David Bowie è morto. Solo due giorni prima l'iconico artista inglese aveva pubblicato a sorpresa il nuovo album, "Blackstar" e quello che era semplicemente sembrato essere un ottimo disco carico di dramma ha subito assunto un significato diverso, quello del testamento L'ennesimo coup de théâtre con cui Bowie decise di salutare tutti senza lasciarci mai davvero. Una vera e propria leggenda del rock che oggi vogliamo raccontare attraverso cinque dei personaggi creati e portati in scena nella sua camaleontica carriera.


Da David Jones a David Bowie 

Nato David Robert Jones l'8 gennaio 1947 a Londra David Bowie è stato senza ombra di dubbio uno dei personaggi più iconici, innovativi e fondamentali nella storia del rock e della cultura in generale, un uomo che era uno, nessuno e centomila.

In principio fu solo un nome, un dettaglio apparentemente di poco conto ma che, col senno di poi, fu la prima avvisaglia dell'innata propensione dell'artista inglese al cambiamento. David Robert Jones: un nome comune, Jones, con il quale Bowie iniziò giovanissimo la sua avventura nel mondo della musica fatta di continui cambi di formazione: The Konrads, The King Bees, The Manish Boys, The Lower Third, tutte band in cui il nome prese a mutare leggermente dal punto di vista grafico.

Prima Davie, poi Davy fino ad arrivare allo storico David Bowie, un omaggio a Jim Bowie il ribelle texano interpretato da Richard Widmark nel film "The Alamo", scelta nata dal tentativo di evitare confusione con l'omonimo Davy Jones, frontman dei The Monkees. Così, a partire dal singolo del 1966 'Can't Help Thinking About Me', ancora insieme ai The Lower 3rd, David Robert Jones diventò David Bowie che nello stesso anno pubblicò anche il primo singolo esclusivamente attribuito alla sua nuova identità: 'Do Anything You Say'.




Major Tom

Pur non essendo formalmente un personaggio portato in scena da Bowie, Major Tom segna sicuramente il primo approccio del Bowie artista con l'essere altro e, nello specifico, è la sua prima, evidente fascinazione per lo spazio. Protagonista della prima hit 'Space Oddity', Major Tom interpretato da Bowie nel primo video ufficiale del brano, è un astronauta immaginario che vaga nello spazio. Viene ripreso da Bowie nell'album "Scary Monsters (and Super Creeps)" dove nel singolo 'Ashes To Ashes' la figura di Major Tom viene indicata come quella di un tossico, un astronauta in viaggio in uno spazio differente da quello astronomico.



Ziggy Stardust

Sicuramente il personaggio più conosciuto tra i tanti portati in scena da David Bowie, Ziggy Stardust continua il tema dello spazio, del diverso, del superuomo caduto dalle stelle che sarà tema ricorrente in tutta la vita dell'artista originario di Brixton. 

Ad ispirare Bowie fu Vince Taylor, rocker britannico che David incontrò in un momento in cui Taylor era sempre più perso per gli eccessi di alcol e droghe e sosteneva la provenienza aliena di gesù che - come raccontava al pubblico nei piccoli pub dove si esibiva - era proprio lui.  Qui la passione per il teatro e per l'utilizzo del corpo e dei costumi in scena, che Bowie aveva recentemente sviluppato studiando con il maestro Lindsay Kemp, raggiunge l'apice.

Nato in concomitanza con il lancio dell'album che segna completamente la svolta glam "The Rise And Fall Of Ziggy Stardust", Ziggy è un essere androgino, una rockstar aliena giunta dallo spazio in compagnia dei suoi Spiders From Mars per salvare il mondo a colpi di rock e liberarlo dai pregiudizi di ogni tipo, prima che lo stesso Bowie decida di 'ucciderlo' sul palco dell'Hammersmith Odeon di Londra nel luglio del 1973.



Cinque anni fa moriva David Bowie, lo ricordiamo attraverso cinque tra suoi personaggi


Da Aladdin Sane ad Halloween Jack 

L'anno seguente Bowie darà vita ad un nuovo personaggio quello che - grazie allo scatto opera di Brian Duffy sulla copertina dell'omonimo album - diventerà uno dei più iconici tra tutti quelli vissuti da Bowie: Aladdin Sane.

Un'evoluzione del concetto di diversità iniziato da Ziggy, Aladdin Sane mantiene il caratteristico taglio di capelli mullett rosso e sfoggia l'iconico fulmine rosso e blu sul volto pallido di Bowie nella copertina dell'album pubblicato nell'aprile 1973. Il nome del personaggio e il titolo del disco sono un gioco di parole tra il personaggio delle favole e i termini inglesi per indicare un folle, 'a lad insane'.

Il riferimento di Bowie è al suo amato fratello Terry, da tempo era in cura per schizofrenia, e allo stesso tempo un' indicatore delle diverse personalità e sensibilità di David e della sua musica che, da una parte, restava ancorata al glam rock, dall'altra iniziava a guardare sempre più verso gli Stati Uniti.

Dall'evoluzione ulteriore del personaggio, nel 1974 venne fuori Halloween Jack, la conclusione del percorso estetico cominciato con Ziggy Stardust che diventava il protagonista dell'album "Diamond Dogs". Mullett rosso sempre più accesa, benda da pirata, outfit che avrebbe ispirato il look dei punk e un approccio più spigoloso da superstite di una realtà post apocalittica che segnerà l'ultimo step prima del distacco totale dal Bowie tutto lustrini e make up.





Il Duca Bianco

Come ultimo personaggio di questa carrellata celebrativa in onore di David Bowie, la figura più rappresentativa interpretata da Bowie dopo la fase glam, ovvero quella del Thin White Duke, il Duca Bianco.

In una fase della vita sempre più offuscata dalle dipendenze, Bowie diede vita all'ennesimo cambiamento che dal glam dell'era Ziggy, seguito dalla prima transizione black del 'soul man' di "Young Americans", arrivò nel 1976 alla scomparsa del technicolor in favore della bicromia in bianco e nero di "Station to Station" che fece da perno per l'approdo alla trilogia berlinese.

L'influenza principale per il personaggio arrivò da un altro vestito indossato da Bowie al cinema, quello di Thomas Jerome Newton, protagonista del film di fantascienza di Nicolas Roeg "The Man Who Fell To Earth" (L'uomo che cadde sulla Terra) uscito proprio in quell'anno.

Nella pellicola Bowie - interpretava, manco a dirlo, un alieno smarrito, un extraterrestre atterrato in Nuovo Messico alla ricerca di acqua da portare sul suo pianeta in crisi. Il look è quello elegante, old style, dai capelli lisci e paglierini ad incastonare un viso bianco e spettrale, perfettamente in linea con l'uomo David dell'epoca al culmine dei suoi problemi con la dipendenza da cocaina. Come accadeva di solito Bowie, con il cambio di personaggio, entrava in un ruolo, modificava il sound, cambiava il look e anche l'atteggiamento verso l'esterno che per il Duca Bianco era fatto di modi aristocratici e controverse esternazioni pro-nazi, uscite teatrali che fecero discutere.

I suoi problemi Bowie cercherà di affrontarli proprio cercando di riprendersi in mano la vita con il trasferimento in Germania dove darà vita alla trilogia berlinese. I tre album che segnarono il cambio di sound dalle influenze americane alle fredde sonorità mitteleuropee ebbero come apripista "Low" che in copertina mostrava ancora l'ultima apparizione del Duca Bianco prima che, di nuovo, Bowie ritoccasse il suo look. 

Un mutamento continuo, quello di David Bowie, un artista tout court che sin dal primo momento ha cercato di mettersi al centro del palco della vita, scena dopo scena, fino al gran finale.