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  21 ottobre 2021

Dave Grohl sulle difficoltà di scrivere il capitolo sulla morte di Kurt

Il frontman dei Foo Fighters racconta quanto è stato difficile mettere nero su bianco la morte di Kurt Cobain per il suo nuovo libro "The Storyteller"

Dave Grohl ha parlato della difficoltà di scrivere della morte di Kurt Cobain per il suo libro "The Storyteller", da poco disponibile anche in Italia.

Un capitolo difficile

In una recente intervista, il leader dei Foo Fighters ed ex batterista dei Nirvana si è aperto su quella che continua ad essere per lui una delle sue esperienze più difficili da metabolizzare, la morte di Kurt Cobain.

Commentando il capitolo del suo libro dedicato a quei giorni, Grohl ha spiegato che quella è stata la parte più difficile da rivivere e da scrivere, al punto da definirla spaventosa:"Ero spaventato dallo scrivere quella parte. Una cosa è scrivere di quando ti fai le cicatrici a 12 anni o di quando porti tua figlia a fare i balletti padre - figlio a scuola. Un'altra cosa è scrivere di qualcosa di cui a stento hai parlato anche con le persone che ti sono più vicine. In questo libro ho rivelato alcune cose su quella storia che non ho mai detto nemmeno ai miei amici più stretti. E' stato spaventoso".

Il motivo è stato, spiega, anche dare al pubblico ciò che vuole: "Per prima cosa sapevo cosa la gente voleva che io scrivessi. Penso che le persone abbiano un sacco di domande irrisolte, proprio come me. Quindi ho deciso di scrivere il processo del lutto e della perdita in un senso più apertamente emotivo. Spiegando come cambia da persona a persona. E' stato molto dura parlarne".

Dave Grohl sulle difficoltà di scrivere il capitolo sulla morte di Kurt

La quasi morte di Kurt

Poche settimane fa, il frontman dei Foo Fighters aveva raccontato di quando ricevette la telefonata che gli annunciava la morte di Kurt - poi smentita o quantomeno rimandata - quando il leader dei Nirvana fu ricoverato a Roma.

"Le ginocchia mi hanno abbandonato, ho lasciato cadere la cornetta e sono caduto sul pavimento della mia camera da letto. Mi sono coperto il viso con le mani e ho iniziato a piangere. Se n'era andato. Quel timido uomo che mi aveva offerto una mela la prima volta che ci siamo visti all'aeroporto di Seattle era andato. Il mio tranquillo e introverso compagno di stanza che aveva condiviso l'appartamento di Olympia con me, se n'era andato. L'adorabile padre che prima di ogni concerto giocava con la sua bellissima bambina nel backstage, se n'era andato. Ero stato schiacciato dalla più profonda tristezza che potessi immaginare".

La notizia, però, si dimostrò essere falsa. Cobain non era morto, anche se sarebbe accaduto poco dopo, ma se da una parte c'era il sollievo, dall'altra quell'episodio cambiò per sempre la percezione delle emozioni in Grohl che dopo la nuova notizia si era sentito rinascere.

L'ex batterista dei Nirvana e ora voce dei Foo Fighters si trovò a 'costruire dei muri sempre più alti' per difendersi da queste emozioni estreme. Emozioni che, di lì ad un mese, torneranno a farsi sentire, questa volta davvero:"Questa volta è davvero così. Se n'è andato" - dice Grohl della morte di Kurt - "Non c'è nessuna seconda telefonata per smentire. Per ribaltare la tragedia. Era una sentenza definitiva".


Il trauma della morte di Kurt

Un trauma, quello della morte di Kurt Cobain, che Grohl ha provato dopo la prima chiamata ricevuta da Roma, che è rimasto dentro di sé prima di esplodere nuovamente poco dopo.

"Quel lutto era incastrato da qualche parte nel profondo, bloccato dal trauma da un mese prima, quando ero stato lasciato in uno stato di conflitto emozionale. 'Empatia!' aveva scritto Kurt nella sua nota e in alcuni casi chiedevo al mio cuore di riuscire a provare il dolore che aveva provato lui. Di spezzarlo. Ho maledetto quei muri che avevo costruito mentre mi asciugavo le lacrime, perché mi hanno allontanato da quei sentimenti che avevo bisogno di sentire a tutti i costi".

A proposito della prima chiamata, Grohl ricorda come sia stato quello il colpo più duro, quella prima volta: "Ancora oggi spesso vengo schiacciato da quella stessa tristezza che ho provato quando ho ricevuto quella prima telefonata. Ma è quando mi siedo dietro la batteria che sento di più Kurt e non suono spesso le nostre canzoni ma quando lo faccio riesco ancora a immaginare lui, davanti a me, che lotta con la sua chitarra e urla con tutto il fiato nel microfono".