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  01 giugno 2021

David Bowie, usciva il primo giugno del 1967 il suo album di debutto

Il primo giugno 1967 David Bowie pubblicava il primo, omonimo album di debutto a soli vent'anni

Era il 1° giugno 1967 quando David Bowie pubblicava il primo, omonimo album di debutto. Una partenza in sordina che, però, lasciava già intravedere le grandi capacità di scrittura di un David appena ventenne.


Gli esordi di Bowie

Il 1° giugno 1967 i media britannici erano focalizzati su un solo nome, i Beatles, che proprio in quel giorno avrebbero dovuto pubblicare "Sgt.Pepper's Lonely Hearts Club Band". L'uscita del capolavoro dei Fab Four fu anticipata di qualche giorno ma una stella nascente era pronta a fare il suo esordio discografico con il suo album di debutto "David Bowie", che si chiamava proprio come il nome d'arte adottato dal suo autore.

Quello di Bowie non era certo il primo tentativo di sfondare nel mondo della musica anche se aveva solo 20 anni. Ci aveva già provato in passato con altri progetti quando Bowie non esisteva ancora, c'era Davie (o Davy) Jones - il suo vero cognome - e diversi progetti che però non avevano dato soddisfazione, proprio come il primissimo singolo 'Liza Jane' pubblicato tre anni prima ancora adolescente come Davie Jones and The King Bees.

Poi ci furono i Mannish Boys e dopo ancora i Lower Third, una serie infinita di band sempre in bilico tra blues e folk che non diedero all'ambizioso David ciò che stava cercando, la sua identità che cercò di trovare cambiando nome e diventando, per sempre, David Bowie.


David Bowie, usciva il primo giugno del 1967 il suo album di debutto

Il debutto di David Bowie

Nonostante Bowie sia uno degli artisti più influenti e di successo in tutta la storia della musica popolare, non è sempre stato così e il suo primo album del 1967 ne è la conferma, un ultimo passo falso prima di spiccare definitivamente il volo.

Aveva solo 20 anni David, quando pubblicò "David Bowie", un disco in cui è in qualche modo già racchiusa tutta la teatralità di quello che sarebbe diventata una delle più grandi icone del rock, un album però che mostrava gli anni che aveva.

Un disco acerbo ma allo stesso tempo pieno di talento inespresso e ambizione, ricco di orchestrazioni scritte dallo stesso Bowie, un trionfo di fiati, cabaret, psichedelia 60s, ritmi pop molto classici che, ascoltandolo ora, sembrano provenire da qualcuno di completamente diverso e allo stesso tempo così dannatamente Bowie.

Un album che lo stesso autore ha sempre cercato di rinnegare, di minimizzare, considerandolo poco più che un errore.

La realtà è che, nonostante la giovane età, ci sono già alcuni tra i temi che il Bowie leggenda affronterà e cavalcherà, dalla fluidità di genere all'oriente, al teatro, e del resto proprio in quegli anni sarà intensa la sua attività come mimo sulla scia di Lindsey Kemp.

Non manca anche la fascinazione per lo spazio che di lì a poco porterà David a realizzare 'Space Oddity' e Bowie a intraprendere il viaggio stellare verso il firmamento della musica.