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  23 novembre 2021

George Harrison e la strana storia di My Sweet Lord

La canzone spirituale di George Harrison, primo numero uno in classifica di un ex Beatle e la strana storia della causa per plagio

Il 28 novembre 1970 George Harrison pubblicava "My Sweet Lord", primo singolo solista che anticipava l'uscita dell'album "All Things Must Pass". Un brano spirituale dall'incredibile successo che rischiò di bloccare per sempre la vena creativa di Harrison.

Il terzo incomodo

Il detto dice "tra i due litiganti il terzo gode" e forse a George Harrison nei Beatles non è sempre andata così. Anche perché avere a che fare con due pesi massimi della composizione come la premiata ditta Lennon - McCartney non è roba semplice in termini di ego e di risultato. Il riservato chitarrista dei Fab Four, però, stava cercando di ritagliarsi sempre di più il suo spazio all'interno della band dimostrando una vena compositiva magari meno cervellotica di quella degli altri due ma in alcuni casi ugualmente efficace ed era pronto a prendersi la sua 'rivincita'.

Quando George Harrison scrisse quello che sarebbe stato il suo primo singolo solista, 'My Sweet Lord', i Beatles erano ancora un'entità viva e vegeta, anche se di lì a pochi mesi la tempesta causata dall'addio non annunciato di McCartney avrebbe fatto crollare il castello di carta mettendo per sempre fine ad una delle avventure più brevi e intense nella storia della musica.

Del resto Harrison non era certo il primo che, prima dello scioglimento dei Beatles, aveva già iniziato a cacciare la testa fuori da quella prigione dorata e, manco a dirlo, Lennon era stato il primo a concentrarsi sulla carriera solista mentre McCartney sarebbe stato il primo ad ufficializzarla ai danni di quella della band in quel continuo sorpasso messo in essere dai due.

George faceva il suo gioco, seguiva il suo percorso che portò i Beatles in India nel 1967 e che dopo lo legò per sempre alla spiritualità orientale. Un percorso di ricerca per trovare George fuori dai Beatles e dentro se stesso.

E paradossalmente fu proprio attraverso quel percorso che George Harrison arrivò alla creazione di un mantra, quello di 'My Sweet Lord', che accidentalmente finì anche per essere il suo modo di affrancarsi da Lennon e McCartney prima di diventare il centro di una storia travagliata fatta di tribunali, cause e incredibili ritorni.

La nascita di My Sweet Lord e la rivincita di Harrison

Harrison cominciò a scrivere 'My Sweet Lord' mentre era in Danimarca con il suo amico Eric Clapton e il 'quinto Beatle' Billy Preston, un trio che era diventato una band nella band, del resto l'assolo nella sua While My Guitar Gently Weeps opera di Clapton è l'unico vero intervento di un artista esterno ai Beatles in una delle canzoni dei Fab Four.

Una canzone spirituale con cui Harrison cercava di avvicinarsi sempre di più alla sua divinità e cercava di dare una voce universale a tutti, senza distinzione di razza e religione. Un solo, unico, grande mantra spirituale che buttava giù pareti e abbracciava culture.

E pensare che inizialmente Harrison quella canzone non voleva nemmeno pubblicarla e, ironicamente, la prima versione di My Sweet Lord uscì proprio su un disco di Billy Preston intitolato "Encouraging Words" con un arrangiamento più soul di quella che poi, Harrison registrò per quello che sarebbe stato il suo primo album, "All Things Must Pass".

In fondo My Sweet Lord era un pezzo soul nel concetto, nella struttura e nell'ispirazione, lo standard 'Oh Happy Day' che proprio in quei mesi era stato portato in classifica da The Edwin Hawkins Singers.

Con lui per le registrazioni, ancora una volta Eric Clapton, Ringo Starr, alcuni membri dei Badfinger e Phil Spector in cabina di regia per condire il tutto con il suo celebre wall of sound.

Quando George Harrison pubblicò My Sweet Lord il 23 novembre del 1970 come primo singolo solista a pochi mesi dallo scioglimento dei Beatles il successo fu travolgente, tutte le radio lo suonavano, era diventato un vero e proprio tormentone.

Sembrava incredibile ma fu propri lui, il Quiet Beatle, il terzo incomodo, il primo membro dei Fab Four a centrare il primo posto in classifica dopo lo scioglimento della band. Avevamo detto rivincita?



George Harrison e la strana storia di My Sweet Lord

La causa e la svolta inaspettata

Le cose, però, a volte sembrano non dover mai andare per il verso giusto e il successo internazionale di My Sweet Lord attirò l'attenzione dei legali della Bright Tunes, casa editrice che deteneva i diritti per 'He's So Fine', brano pubblicato dalle The Chiffons nel 1963.

C'era qualcosa di molto somigliante tra i due brani e ce n'era abbastanza per partire all'arrembaggio di quella hit planetaria, e poi si trattava pur sempre di uno dei Beatles. Nel febbraio del 1971 la Bright Tunes citò in giudizio Harrison  accusandolo di plagio - ed effettivamente la somiglianza tra le due canzoni c'è - anche se Harrison dichiarò di non conoscere bene il pezzo delle Chiffons, altrimenti avrebbe potuto rimediare alla cosa.

"Non mi sono reso conto della somiglianza quando ho scritto il pezzo" - dirà  anni dopo -"Sarebbe stato facile, altrimenti, cambiare un paio di note senza stravolgere il brano".

Nonostante i buoni propositi dell'ex Beatles e il tentativo di trovare un accordo, la Bright Tunes non ebbe pietà e portò tutti in tribunale. Era il 1976 George Harrison fu accusato di 'plagio inconscio' e fu costretto a risarcire la Bright Tunes con una cifra che superava il milione e mezzo di dollari.

Al di là dell'aspetto strettamente economico, la vicenda risultò essere un duro colpo per Harrison e per il suo sentire da artista. Uno shock che lo condizionò per diversi anni impedendogli di scrivere nuova musica per il terrore di copiare inavvertitamente altre canzoni. Una canzone, però, Harrison la scrisse però proprio nell'immediato come reazione alla causa, un riferimento ironico alla vicenda che anticipò il suo temporaneo ritiro dalle scene:'This Song'.

La vita, però, è ricca di sorprese e con un colpo di scena clamoroso, Harrison si trovò ad avere nuovamente tutto ciò che era suo. Infatti l'ex manager Allen Klein attraverso la sua ABKCO finì per acquistare i diritti di 'He's So Fine' e, conseguentemente, anche tutto ciò che era seguito alla causa. Klein negoziò poi la vendita dei diritti proprio ad Harrison che, attraverso un incredibile corso degli eventi, si trovò ad avere nelle sue mani la canzone pagando la metà della cifra inizialmente corrisposta alla Bright Tunes, ed ottenendo anche i diritti sul brano delle Chiffons negli USA e nel Regno Unito.

Un epilogo incredibile che portò probabilmente qualcuno a parlare di karma.