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  08 ottobre 2020

I Joy Division? Sarebbero diventati come i Radiohead

Il batterista della band inglese ipotizza il percorso che avrebbero potuto intraprendere i Joy Division se Ian Curtis non si fosse tolto la vita

La storia del rock è piena di turning point, di momenti che hanno dato svolte inaspettate a vite e carriere. John Lennon le 2020 farebbe ancora musica? Kurt Cobain avrebbe indirizzato il suo disagio verso dei beat hip hop o avrebbe fatto perdere le sue tracce come John Deacon dei Queen? Tra i vari quesiti, specialmente se siete appassionati di musica inglese, potrebbe esserci anche questo: cosa sarebbero diventati i Joy Division se Ian Curtis non si fosse tolto la vita a soli 23 anni?

La risposta prova a darla Stephen Morris, batterista della band di Manchester e - successivamente - nella loro reincarnazione in New Order.

"Come i Radiohead"

Intervistato dal NME il batterista di Joy Division e New Order Stephen Morris ha parlato del secondo album dei New Order "Power, Corruption & Lies" e dell'eventualità di un suono club oriented anche da parte dei Joy Division come della creatura formata da tutti i membri della band orfani di Curtis.

Morris non ha dubbi e secondo lui, se Ian Curtis non si fosse tolto la vita mettendo fine alla breve ma seminale esperienza Joy Division, la band avrebbe comunque abbracciato dei suoni più elettronici e di atmosfera, come del resto già lasciato intuire nel capitolo finale "Closer": "Eravamo tutti fan dei Kraftwerk e, in generale, della musica elettronica - ha detto Morris - Se avessimo proseguito come Joy Divisione probabilmente avremmo usato più suoni elettronici ma, oserei dire, forse più in una direzione come quella intrapresa dai Radiohead che in quella dance. Sarebbe stato qualcosa con dell'atmosfera e del ritmo al tempo stesso, immagino. Qualcosa come Kid A".

"Siamo diventati per la prima volta i New Order"

Parlando di "Power Corruption & Lies", secondo album pubblicato dai New Order nel 1983 che conteneva - nell'edizione americana - la hit 'Blue Monday', il bassista Peter Hook ha raccontato di come fosse quello il vero e proprio debutto dei New Order visto che il precedente "Movement" risentiva ancora della fase di transizione della band da Joy Division a New Order.

"Per quanto mi piaccia musicalmente "Movement" , ha detto Hooky, la fase di creazione è stata abbastanza straziante. Metà del materiale proveniva dagli scarti dei Joy Division e l'altra metà eravamo noi che cercavamo disperatamente di essere bravi almeno la metà di quanto non fosse Ian. Per noi è stato a dir poco insidioso. La gente non voleva che ci dimenticassimo di essere i Joy Division ed è ciò che stavamo cercando di fare. Avremmo potuto passare mesi, un anno a piangere la morte di Ian ma abbiamo pensato che avremmo perso tutto. Quando invecchi, invece, ti rendi conto che non è sempre necessario fare le cose di fretta".

La chitarra di Ian Curtis

Parlando di Joy Division, l'iconica e particolare chitarra usata da Ian Curtis in diverse occasioni, come nel celebre video di Love Will Tear Us Apart, andrà all'asta la prossima settimana battuta dalla casa d'aste Bonhams. Lo strumento, una particolare Vox Phantom VI Special bianca, fu comprata dal manager della band Rob Gretton nel 1979 e utilizzata nel tour europeo del 1980 oltre che per la registrazione di Heart and Soul e, appunto, per il video di Love Will Tear Us Apart.

Dopo la morte di Curtis, lo strumento è passato al chitarrista della band Bernard Sumner, che l'ha suonata con i New Order, erd è stata suonata anche da Johnny Marr degli Smiths per gli Electronic, duo composto proprio con Sumner. Il chitarrista di Joy Divison e New Order, infine, l'ha donata alla figlia di Curtis, Natalie Curtis, circa 20 anni fa.

Ora viene battuta all'asta e si prevede venga battuta per una cifra tra i 66.000 e gli 88.000 dollari.



I Joy Division? Sarebbero diventati come i Radiohead