Logo Radiofreccia

Cerca

Effettua una ricerca nel sito di Radiofreccia

Entra nella
community di Radiofreccia

possiedi già un account?
oppure
FAQ:
  27 maggio 2021

I Sex Pistols e God Save The Queen, l'inno punk

Usciva oggi nel 1977 God Save The Queen, l'inno punk dei Sex Pistols

l 28 maggio 1977 i Sex Pistols si prendevano gioco della Regina e delle autorità britanniche tutte pubblicando quello che, con 'Anarchy In The U.K.', è l'inno che meglio ha rappresentato la furia iconoclasta del punk: 'God Save the Queen'.

God Save Queen, l'inno punk 

Uno smacco massimo quello di Johnny Rotten e soci che fecero uscire 'God Save The Queen' proprio durante il Giubileo D'Argento di Elisabetta II. Una coincidenza, dissero, di sicuro una coincidenza che gettò benzina sul fuoco.

Una presa in giro, uno sberleffo, una linguaccia nei confronti dell'istituzione massima in Inghilterra che calzava a pennello su un progetto come quello dei Pistols nato e cresciuto per dare fastidio.

"Non era certo una dichiarazione di guerra civile la nostra - dirà molti anni dopo Rotten - era solo una canzone divertente, per farsi una risata".

Ma per i 'vecchi' dell'epoca era qualcosa di più, era una mancanza di rispetto da parte di un gruppetto di ragazzini furiosi che stavano cercando di farsi strada tra gli uomini in giacca e cravatta a colpi di rasoiate, occhi spiritati e parolacce in diretta nazionale. Rotten era diventato il nemico pubblico numero uno prima ancora che i Pistols pubblicassero l'unico album ufficiale, "Nevermind The Bollocks Here's The Sex Pistols' e 'God Save The Queen' contribuì all'ennesima potenza a scatenare i media e la politica contro la band.


Tutti contro i Pistols

I Pistols avevano già dato una bella prova pochi mesi prima, nel dicembre del 1976, con un'intervista televisiva infarcita di insulti al Bill Grundy Show, il ritorno con una canzone che molti consideravano anti britannica non fece altro che amplificare l'allerta intorno alla punk band di Londra.

La stampa e i media erano tutti contro i Pistols, pronta a chiedere la testa di Rotten, la BBC si rifiutò di passare 'God Save The Queen' alla radio perché etichettata come una canzone di 'cattivo gusto' e molti negozi del Regno Unito decisero di non mettere il singolo sugli scaffali, incluso una catena popolare come Woolworth.

Un attacco contro lo status quo, quello dei Pistols, che anche i politici non mandarono giù come il Consigliere della Città di Londra Bernard Brook Partridge che descrisse la band come 'l'antitesi degli esseri umani' e augurò loro una morte improvvisa.


I Sex Pistols e God Save The Queen, l'inno punk

Sulle rive del Tamigi

La beffa nei confronti dei potenti fu amplificata all'ennesima potenza però quando Malcolm McLaren, manager e mente dei Sex Pistols, organizzò uno stunt promozionale storico per dare visibilità alla band in seguito alla pubblicazione del singolo.

Dieci giorni dopo la release, il 7 giugno che segnava l'apertura del Giubileo, McLaren organizzò una gita speciale, un viaggio sul Tamigi che avrebbe permesso ai Sex Pistols di 'attaccare via fiume' le pompose celebrazioni in onore di Elisabetta II che si stavano svolgendo a Westminster.

Quando la barca che trasportava i Pistols si avvicinò a riva suonando God Save The Queen a tutto volume da alcuni amplificatori giganti fatti montare per l'occasione, le forze dell'ordine intervennero per sedare quello che fu considerata una vera e propria dichiarazione di guerra. A questo si aggiunse una rissa tra Jah Wobble, nel giro dei Pistols e poi nei Public Image Ltd. con Rotten, e un cameraman.

La polizia fermò la barca e arrestò i presenti una volta arrivati in porto, una mossa che non fece altro che dare ancora più risalto ai Pistols, esattamente come pianificato dalla mente diabolica del loro manager.

Le vendite di God Save The Queen schizzarono e risultò essere il secondo brano nella classifica dei singoli più venduti dietro 'I Don't Want To Talk About It/The First Cut Is The Deepest' di Rod Stewart. Secondo molti, però, fu proprio God Save The Queen a raggiungere il primo posto ma, considerata offensiva, la canzone inno del punk fu posizionata d'arbitrio al secondo posto. Perché l'unico modo per tentare di sconfiggere il nemico, come spesso fanno i potenti, è imbrogliare nella speranza vana di riuscire a farla franca.