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  05 agosto 2021

Pink Floyd, nel 1967 il debutto con The Piper At The Gates Of Dawn

Il 5 agosto 1967 i Pink Floyd pubblicavano il primo album nato dalla mente visionaria di Syd Barrett, "The Piper At The Gates Of Dawn"

Il 5 agosto 1967 il mondo accoglieva il primo album dei Pink Floyd, un capolavoro psichedelico partorito dalla mente di Syd Barrett prima che il cappellaio matto, pian piano, cominciasse ad abbandonare la band e se stesso.

L'esordio dei Pink Floyd

The Piper At The Gates Of Down è uno degli album più importanti nella storia del rock, un disco che mise l'asticella della psichedelia una tacchetta più su e che influenzò tantissimi a venire.
Fu anche l'unico vero e proprio album attribuibile al genio visionario di Syd Barrett, principale compositore del disco che diede il via al viaggio nell'iperspazio.

Il 1967 fu un anno unico per la scena musicale che sull'onda della controcultura e della Summer Of Love produsse album iconici e nel giro dei primi 8 mesi uscirono dischi come l'omonimo debutto dei Doors, Surrealistic Pillo dei Jefferson Airplane, The Velvet Underground & Nico, Sgt Pepper's, Are You Experienced? della Jimi Hendrix Experience.

Un periodo di fermento unico, ricco di album iconici sia nel suono che nell'immaginario, a cui in estate si aggiunse anche il debutto di questi giovani ragazzi inglesi che con solo due singoli all'attivo erano attesi alla dura opera prima.


Le registrazioni dell'album

La band registrò The Piper At The Gates Of Dawn a inizio 1967 negli studi di Abbey Road a Londra proprio mentre, nelle stesse sale, i Beatles stavano mettendo a punto gli ultimi ritocchi di un altro, grande capolavoro, Sgt.Pepper's Lonely Hearts Club Band, una sorta di virtuale passaggio del testimone.

E The Piper At The Gates Of Down presentò i Pink Floyd agli altri artisti più anziani senza alcun timore reverenziale, anzi, entrando a gamba tesa con un disco innovativo e ambizioso. Pur avendo deciso di tenere fuori i singoli già pubblicati, Arnold Layne e See Emily Play, i fan della band conoscevano già gran parte delle canzoni, suonate normalmente durante i loro live set, che per l'occasione furono ridotte.

Con la supervisione del produttore Norman Smith i Pink Floyd, così come i Beatles, decisero di spiazzare non tanto con le lunghissime jam session ma utilizzando gli studi in modo poco canonico e sfruttando a loro favore la tecnologia.

La visione di Barrett, unita alla tecnologia messa a disposizione della band (e le droghe), mise i Pink Floyd nella condizione di lavorare alla ricerca di nuovi suoni con un massiccio utilizzo di effetti, eco, sovraincisioni e riverberi. Elementi che finirono per indicare la strada sia ai Floyd sia a tutti quelli che si sarebbero dovuti confrontare con la musica rock da lì a venire.

Del resto Barrett, nel bene o nel male, non era come gli altri. Vedeva le cose in modo completamente diverso e proprio il viaggio della sua mente che di lì a poco lo avrebbe portato fuori strada, consentì ai Pink Floyd di prendere le melodie pop anni'60 e portarle lì dove nessuno era mai riuscito prima.




Pink Floyd, nel 1967 il debutto con The Piper At The Gates Of Dawn

Il titolo e la copertina

Il titolo dell'album, the Piper At The Gates Of Dawn, viene dal capitolo numero sette del libro di Kenneth Graham "Wind In The Willows" in cui i protagonisti hanno un'epifania nel trovare quello che viene identificato con il dio Pan.

Inizialmente l'album si sarebbe dovuto chiamare "Projection" ma Barrett optò poi per fare un tributo a quello che era uno dei suoi libri preferiti, senza contare che spesso il cantante diceva di identificarsi proprio con la selvatica divinità greca.

La foto di copertina, dal grande effetto lisergico, fu scattata da Vic Singh, un fotografo che principalmente lavorava nella moda e che si concesse una divagazione rock. Singh chiese alla band di indossare dei vestiti chiari e colorati e poi scattò utilizzando una lente prismatica che gli era stata regalato da un suo amico: George Harrison.

"E' successo, semplicemente", dirà Singh della sua collaborazione con la band, "All'epoca le persone si incontravano, collaboravano, una cosa portava all'altra ed è così che nasceva tutto. C'era la sensazione che tutto fosse possibile, un'atmosfera davvero creativa".