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  18 giugno 2018

Recensioni Flash #1806

Il cantautorato soul di Albin Lee Meldau, il bluesman Fantastic Negrito, Roger Daltrey degli Who nel ritorno solo dopo 26 anni e il settimo degli Snow Patrol

ALBIN LEE MELDAU - "ABOUT YOU"

Album d'esordio, dopo una manciata di EP che hanno suscitato l'interesse di tutto l'ambiente, per il giovane cantautore svedese Albin Lee Meldau che in "About You" cerca di fornire una versione 2.0 della sua musica sterzando prepotentemente verso sonorità soul. La voce del ragazzo di Goteborg è di quelle intense che entra dentro - lo ha dimostrato anche dal vivo nei nostri studi con una versione pazzesca di 'Before & After' - ed è il fulcro su cui fa leva un mondo fatto del folk più sincero che caratterizzava il suo primo materiale e di uno spettro soul che parte dai nomi storici fino ad arrivare alle sonorità più moderne del genere come nella hit 'The Weight Is Gone'. Fortuna vuole che Meldau riesca a fare da raccordo tra le due fasi, inglobando lo spirito del suo tempo pure quando fa capolino una produzione che tanto prende dal passato come nelle orchestrazioni di 'Bounce' e nel piano sparso un po' in tutto il disco. Del resto la sua voce dà come la sensazione di essere catapultata nel 2018 oggi da altre epoche con la profondità e l'irregolarità che lo accomunano a Nutini e un innato senso per la melodia, caratteristiche che vengono fuori prepotentemente nella versione riveduta e corretta della già edita 'Lou Lou' così come nello Stax sound della titletrack, nel nu-soul di 'I Need Your Love' e dell'ottima 'Singoalla'. L'unica pecca che si può trovare ad 'About You', pur essendo un disco di quelli che difficilmente inviteranno a skippare i brani, è forse la mancanza vera di osare, il racchiudere tutto il lavoro in stili e regole ben definiti che ne minano la varietà e l'imprevedibilità che potrebbero, invece, valorizzare ulteriormente le doti di Meldau. Per testare le capacità live di Albin Lee Meldau, e noi lo abbiamo fatto e vi garantiamo che il ragazzo emoziona, appuntamento il 6 luglio al Monk di Roma, il 7 allo Spilla Festival di Ancona e l'8 all'Unaltrofestival a Milano dove suonerà prima di James Bay


FANTASTIC NEGRITO - " PLEASE DON'T BE DEAD"

Aggiudicarsi un Grammy, quello come 'best contemporary blues', può mettere una certa pressione, almeno in linea puramente teorica, ma il seguito del fortunato "The Last Days Of Oakland" mostra un Fantastic Negrito in forma smagliante. "Please Don't Be Dead", del resto, porta dentro tutto il vissuto di Xavier AKA Fantastic Negrito e la voglia di resistere in un Paese, come l'America - ma il discorso potrebbe estendersi anche a ben altri territori - sempre più perso dietro contraddizioni e conflitti di ogni tipo. Blues, sì, quello di Fantastic Negrito ma nel senso più inclusivo del termine: ci sono le viscere e la rabbia, c'è il rock e la speranza, il soul e tantissimo groove. Un'energia potente che già dal singolo 'Plastic Hamburgers' in apertura detta i tempi e si immette in 'Bad Guy Necessity' con un incidere che richiama un po' la beatlesiana 'Come Together', ma con più cuore. 'So che può succedere di tutto/Ovunque, in ogni momento/Non sono spaventato ma ogni tanto mi preoccupo' canta Negrito nella soulful 'A Letter To Fear' scendendo a patti con la paura e in 'Trasgender Biscuits' lancia il suo invito al cambiamento' Tutte le persone con l'amore nel cuore/unitevi, organizzatevi".  In a 'A Boy Named Andrews' fanno addirittura capolino sonorità mediorientali mentre più caratteristico è il delta blues di ' A Cold November Street' e il nuovo singolo 'The Duffler' racchiude riff southern e un incedere funky che non sarebbe dispiaciuto a Prince.  Il manifesto programmatico dell'album è però sintetizzato dalla chiusa speculare affidata al gospel di 'Never Give Up' e la ballroom madness di 'Bullshit Anthem', due anime diametralmente opposte per fare forza e farsi forza, un peana al divieto di mollare, perché chi fa parte della Negrito Nation trasforma in oro quello che si attacca sotto la suola delle scarpe.


ROGER DALTREY - " AS LONG AS I HAVE YOU"

'Maximum R'n'B' era la fama che si portava dietro lo show dei primi The Who, quelli legati in maniera indissolubile al sound di matrice soul, più working class e meno istituto d'arte, più Daltrey e meno Townshend ed è proprio lì che si rivolge l'ormai settantaquattrenne frontman della storica band britannica per pubblicare il primo lavoro solista dal 1992. "As Long As I Have You" è principalmente un tributo a quei tempi composto quasi esclusivamente da cover, fatta eccezione per le ballad 'Certified Rose' - dedicata alla figlia -  e la conclusiva 'Always Heading Home' e la dimostrazione che il leone ruggisce ancora. La titletrack in apertura mette i giri alti al brano di Garnet Mimms e, costante di tutto il disco, il carisma e la personalità di Daltrey traspaiono forte in ogni caso, che si tratti di rifare lo Stephen Stills di 'How Far' o un teatrale Nick Cave omaggiato in 'Into My Arms', in questo caso con il freno tirato vista la natura del brano ma sempre con consapevolezza. "As Long As I Have You" suona comunque come un disco di Daltrey a tutti gli effetti e, in fondo, c'è anche l'amico e collega Pete Townshend alla chitarra per metà album a mettere ulteriormente a proprio agio l'ugola graffiante che si spiega in tutte le sue sfumature di ardore e nostalgia. Una garanzia intergenerazionale.



SNOW PATROL - "WILDNESS"

Sette, tanti gli anni impiegati dalla band nordirlandese per dare un seguito a "Fallen Empires", periodo in cui Gary Lightbody ha dovuto affrontare un blocco creativo e un periodo di confronto con se stesso, arrivando anche a gettare un album quasi pronto per fare spazio a nuovo materiale. La formula di "Wildness" non si discosta molto dal pop-rock melanconico che da sempre caratterizza gli Snow Patrol ma a piccole gemme del genere come 'Life On Earth' e singoloni per le radio come 'Don't Give In' e 'Heal Me' accosta prove leggermente più bizzarre come 'A Dark Switch', mischione di synth, archi e funk che, pur lasciando immaginare una nuova via per la band, non si capisce benissimo dove voglia andare. "Wildness" quantomeno sembra un disco sincero, personale, drammatico come la ballad intima 'What If This Is All The Love You Ever Get?'e 'Soon', sentita lettera di Lightbody al padre malato di Alzheimer, un lavoro che nonostante le armonie lussureggianti di molti brani riesce a trasmettere la fragilità servita per portarlo alla luce.



  • Albin Lee Meldau - "About You"
    Albin Lee Meldau - "About You"
  • Fantastic Negrito - "Pleaes Don't Be Dead'
    Fantastic Negrito - "Pleaes Don't Be Dead'
  • Roger Daltrey - "As Long As I Have You"
    Roger Daltrey - "As Long As I Have You"
  • Snow Patrol - "Wildness"
    Snow Patrol - "Wildness"


Albin Lee Meldau - The Weight Is Gone

Albin Lee Meldau - The Weight Is Gone