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  13 ottobre 2020

Sex Pistols, John Lydon parla con Sid Vicious nei sogni

L'ex frontman dell'iconica band punk ha raccontato di come Vicious appaia in sogno e parli con lui a più di quarant'anni dalla morte

Sta facendo molto parlare in questi giorni alcune interviste fatte da John Lydon, fu Johnny Rotten dei Sex Pistols, con i media britannici in occasione del suo ultimo libro 'I Could Be Wrong, I Could Be Right'.

 Parlando al giornale inglese The Guardian, ad esempio, uno degli uomini simbolo del punk e poi con i Public Image Ltd. della scena alternative inglese, ha fatto diverse esternazioni a proposito dell'ex compagno di band Sid Vicious e di come sia ancora presente a 41 anni dalla morte.

Sid continua a visitarmi mentre dormo

Questa settimana nel 1978 Sid Vicious veniva prelevato dalla sua stanza d'albergo all'Hotel Chelsea di Manhattan, New York, per le accuse di omicidio della sua compagna Nancy Spugen trovata priva di vita nella stanza accanto in seguito a delle coltellate all'addome. Morirà nel febbraio dell'anno dopo per overdose a soli 21 anni.

A proposito della vicenda e di Vicious, uno dei maledetti del punk, Lydon ha raccontato di come, in qualche modo, si senta ancora responsabile della sua morte e di come l'ex bassista e poster boy dei Sex Pistols gli faccia ancora visita in sogno mentre descrive Nancy come ' naturalmente maligna'.

"Mi appare nel sonno, tutti loro lo fanno, ma anche in una bella maniera. Facciamo delle conversazioni, è come se venisse davvero a trovarti. Poi posso rimanere deluso ma è una stupenda delusione". Sulla morte di Vicious alcuni anni fa aveva detto, come riporta UCR, "A volte sto male per il fatto di averlo portato nella band, non era minimamente in grado di gestire la cosa. Mi sento un po' responsabile per la sua morte".

Il supporto a Trump

In altre interviste con BBC e The Observer, l'ex frontman dei Sex Pistols ha espresso la sua posizione in fatto di politica, forse sorprendendo molti, o forse nemmeno tanto visti gli scatti apparsi in passato che lo vedevano indossare un cappellino con la scritta Make America Great Again.

Parlando con The Observer, infatti, il punk sessantaquattrenne - un tempo giovane in lotta contro lo status quo e il mondo conservatore - ha dato il suo totale appoggio a Donald Trump per le elezioni presidenziali che lo vedono interessato da quando si è trasferito a Los Angeles: "Sarei davvero stupido a non farlo - ha detto - Biden è un incapace e Trump è l'unica scelta possibile in questo momento".

Il concetto era stato espresso anche alla BBC dove aveva sottolineato che, indipendentemente da tutto, era stufo di vedere un politico nel ruolo di..."Presidente del mondo": "Non mi interessa se sia una brutta persona o meno, non voglio più che sia un politico a gestire il mondo. Trump è un pensatore individuale, per prima cosa, e gli do merito per questo. Certo, forse non è la persona più adorabile sulla faccia della Terra, ma non vedo alternative o altre soluzioni".

Già in passato Lydon aveva mostrato simpatie per Trump definendolo il "Sex Pistols della politica perché terrorizza i politici di mestiere".

Le motivazioni del suo voto, dice Lydon, risiedono anche nella politica economica di Trump e nell'empatia provata nel subire a sua volta accuse di razzismo pur definendosi anti-razzista : "Sono offeso anche io a nome di tutti quelli che sono stati chiamati razzisti" e sulla vicenda George Floyd aggiunge "Non conosco nessuno che non possa descrivere la cosa come orrenda ma questo non significa che tutti i poliziotti sono cattivi o che tutti i bianchi lo siano perché tutte le vite contano".


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