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  04 agosto 2020

Slash vs Predator

Dagli anni in cui i Guns N'Roses erano la band più pericolosa del mondo il racconto dello scontro tra Slash e gli alieni in un golf resort dell'Arizona

La band più pericolosa del pianeta

Gli anni '80 sono spesso raccontati come una delle decadi più eccessive ed estreme del rock, non tanto per una questione di suono quanto di lifestyle. Almeno questo è vero per le rock band più famose, specialmente quelle provenienti dalla scena di Los Angeles che sulla trinità sesso, droga e rock'n'roll ci hanno costruito una carriera intera.

Ditelo ai Motley Crue che nel loro libro The Dirt, e poi nell'omonimo biopic prodotto da Netlflix, hanno raccontato le peggiori nefandezze. Oppure fate quattro chiacchiere con i Guns N'Roses, dei veri fuoriclasse in fatto di eccessi, tanto da essersi guadagnati sul campo il titolo di 'band più pericolosa del pianeta'.

La formazione guidata da Axl Rose e Slash rappresentava quello che vi dicono sui libri di scuola quando si parla di rock'n'roll, e anche di più, e si potrebbero andare a pescare a caso aneddoti riguardanti praticamente ciascuno dei membri dei Guns sicuri di far centro. Un racconto, però, che rende bene l'idea delle condizioni della band nel passaggio dagli anni '80 ai '90 riguarda il guitar hero dei Guns N'Roses, sua maestà Slash.

Sesso, droga e rock'n'roll (ma soprattutto droga)

Dalla pubblicazione e conseguente successo planetario di "Appetite For Destruction" nel 1987, i Guns N'Roses avevano passato anni di tour, eccessi, viaggi, e qualsiasi altra cosa sia scritto nel manuale della perfetta rockstar. Una volta tornati negli Stati Uniti era tempo per riposarsi e poi rientrare in studio per lavorare a quello che sarebbe diventato il primo capitolo di Use Your Illusion.

La situazione era fuori controllo e la band sull'orlo dello scioglimento, i problemi con le droghe del batterista Steven Adler stavano diventando talmente invalidanti da costringere la band a licenziarlo per poi riprenderlo in formazione dopo aver firmato un contratto in cui prometteva di avere una buona condotta. Inutile dire che le promesse vennero disattese e le condizioni del biondo batterista portarono a fare qualcosa come trenta take per registrare la sola Civil War. Nel luglio del 1990 Adler fu licenziato definitivamente venendo rimpiazzato da Matt Sorum.

Adler, però, non era certo l'unico ad avere problemi con dipendenze varie e anche Slash, tornato a Los Angeles e annoiato da quei mesi lontano dall'azione, vide peggiorare i suoi guai con la droga e, nello specifico, con la sua passione per l'eroina che si porterà dal 1989 fino al 1991, anno di pubblicazione di Use Your Illusion.

Use Your Illusion

Vista la situazione, il manager della band, Doug Goldstein, decise di prendere le redini e spedire Adler e Slash lontano dalle tentazioni di L.A. in un lussuoso resort dell'Arizona con tanto di enormi campi da golf, nel tentativo che i due ne uscissero più puliti.

Sono certo che ora vi starete chiedendo se servì ma ovviamente, in cuor vostro, sapete già la risposta. Certo che no.

Mentre cercava di svagarsi sui campi da golf Slash iniziò a prendere la pessima abitudine di iniettarsi un mix di cocaina ed eroina che lo portò ad avere continue allucinazioni.

Use your illusion dicevano, eh già.

Come racconta nella sua autobiografia , Slash passò dal sole dell'Arizona all'oscurità della sua testa. "Fuori c'era il sole ma vedevo delle lunghe ombre apparire da dietro gli angoli, strisciavano sul pavimento verso di me, mi seguivano fin nella doccia'.

Nel 1987 arrivava nelle sale di tutto il mondo "Predator", primo capitolo della omonima saga 'horror sci-fi' che aveva come protagonista Arnold Scharzenegger, pellicola che, evidentemente, Slash aveva metabolizzato così e così.

Le creature all'inseguimento della testa di Slash, infatti, avevano proprio le sembianze di quelle di Predator, o almeno così sembrava al chitarrista dei Guns N'Roses che si sentiva perseguitato, braccato. Ma Slash non era certo nato ieri e non ci stava a farsi catturare, così, la storia racconta, iniziò uno scontro all'ultimo sangue con gli alieni.

Aggredito sotto la doccia, Slash cercò di usare i pugni per difendersi mandando in frantumi il vetro e tagliandosi le mani. Dopo essere rimasto un attimo lì, nudo, tra sangue e vetri rotti nello scrutare la stanza in cerca di altri assalitori, decise che l'unica cosa da fare era fuggire.

"Erano come gli alieni di Predator, ma più piccoli e di colore blu e grigio trasparente, erano muscolosi e nerboruti con le teste a punta e le treccine. Quando si presentavano prima erano allucinazioni che non destavano preoccupazione, stavolta era sinistro  - racconta -  Tutti radunati all'ingresso con delle piccole mitragliatrici e degli arpioni. Ero terrorizzato, mi misi a correre sui vetri rotti e chiusi la porta del bagno, ero in una pozza di sangue. Mi usciva dai piedi, ma io non sentivo niente, guardavo con spavento i Predators che passavano sotto la porta tentando di aprirla. Cercai di fare forza con tutto il corpo per fermarli ma non c'era verso, io stavo perdendo l'equilibrio sui vetri rotti e loro stavano vincendo".

Corri, Slash, deve aver detto la testa: "Mi lanciai attraverso la porta scorrevole di vetro, tagliandomi ulteriormente e spargendo detriti ovunque. Correndo fuori dal bungalow i colori accesi dell'erba e del sole erano vivaci tanto da sopraffarmi, non ero pronto ad essere trasportato improvvisamente dal buio della mia stanza alla luce accecante. Continuavo a correre, nudo, sanguinante, attraverso i sentieri cercando di fuggire a quell'armata di Predators. Ogni volta che mi giravano li vedevo, erano lì. Dovevo nascondermi dalla luce del sole, quindi mi abbassai per entrare nella porta di un altro bungalow e mi nascosi. Dietro la porta, dietro la sedia, mentre i Predators iniziavano a riempire la stanza".

Una scena senza via di uscita per il nostro Slash che all'improvviso ha un colpo di genio: "C'era una cameriera lì nella stanza, stava sistemando il letto e ha iniziato a urlarmi quando mi ha visto. Urlava talmente forte che ho cercato di usarla come arma, prendendola come scudo umano per proteggermi dai quei piccoli esseri che mi davano la caccia".

Nemmeno la cameriera, però, servi da deterrente per l'invasione aliena e il povero Slash nudo, sanguinante, esausto, decise di continuare a fuggire: "Iniziai a fuggire ancora più veloce attraverso tutto il resort con quell'armata trasparente alle calcagna e riuscii a raggiungere il retro della struttura principale e andai verso le cucine, arrivai fino alla hall dove c'erano clienti e personale del resort e ricordo di aver preso un businessman ben vestito che era lì con la sua valigia per usare anche lui come scudo umano. Mi sembrava un uomo tutto di un pezzo, uno che potesse resistere all'assalto dei Predators ma mi sbagliavo. Mi avevano raggiunto e ora iniziavano ad arrampicarsi sulle gambe mentre caricavano le armi. L'uomo d'affari si liberò dalla mia presa e andò via, allora mi rifugiai in un ripostiglio mentre la folla si radunava per vedere".

Ma tutto è bene ciò che finisce bene e la fuga stava per giungere al termine: "Continuai a correre all'esterno per trovare infine, riparo all'ombra di un capanno, mi nascosi dietro un tosaerba quando le allucinazioni cominciarono a scomparire. Quando arrivò la polizia ero ancora lì, nascosto, non avevo più le allucinazioni ma ero ancora abbastanza fatto da rispondergli dandogli una descrizione dettagliata di come gli alieni avessero cercato di uccidermi inseguendomi per tutto il villaggio".

Use your Illusion, dicevano, così forse è un po' troppo, Slash.



Slash vs Predator