11 luglio 2025

Space Oddity, quando Bowie tracciò la via verso le stelle

L'11 luglio del 1969 Bowie pubblicava il singolo 'Space Oddity' un racconto di solitudine assoluta che gli permise di rimettere in piedi la sua carriera

L'11 luglio 1969, David Bowie pubblica il singolo “Space Oddity”, proprio cinque giorni prima del lancio dell’Apollo 11: una coincidenza tanto poetica quanto proficua.

Il brano, col suo astronauta immaginario Major Tom, diviene subito un’icona planetaria, un incrocio perfetto tra musica folk, psichedelia spaziale e narrazione cosmica.

La fine degli anni Sessanta è un crocevia di innovazioni, utopie e contrasti. È l’epoca della "corsa allo spazio”, della controcultura, dei primi passi verso la Luna ed è in quel contesto che, con tempismo perfetto, Bowie riesce virtualmente ad allineare la sua figura dispersa tra le stelle all'attualità e al momento storico realizzato da Neil Armstrong e Buzz Aldrin.

“Space Oddity” ottiene un successo immediato: entra nella Top 5 britannica, guadagna fama negli USA, ispira il nome dell’album successivo e segna il ritorno di Bowie alla ribalta .

Questo rinnovo creativo gli dà fiducia e lo porta a ideare Ziggy Stardust nel 1972: la leggenda glam che costruisce sull’idea di alter‑ego, personaggio, teatralità.
Major Tom diventa l’antesignano di tutti i suoi futuri personaggi, fino all’ultimo Blackstar.


Una solitudine spaziale


All’inizio del 1969, Bowie naviga in acque agitate: il debutto del 1967 - dalle sonorità quasi da music hall - aveva deluso per vendite e critica.
Un flop che lo lasciò in uno stato di smarrimento artistico e che portò all'interruzione dei rapporti con la casa discografica Deram e il manager Kenneth Pitt.

Cominciarono ad emergere sempre di più le inquietudini personali, l'insicurezza, le dipendenze e una fragilità che, come se non bastasse, venne minata ulteriormente dalla separazione con Hermione Farthingale.

Una solitudine, quella provata da Bowie, che sembrava essere la stessa che poteva provare un astronauta alienato dal resto del mondo e vagabondo nello spazio.

E lo spazio è al centro non solo della cronaca ma anche degli altri media con una pellicola ambiziosa e iconica come "2001: Odissea nello spazio" arrivata nelle sale nel 1968.

Il capolavoro di Stanley Kubrick affrontava visivamente uno dei temi emersi in quegli anni di spedizioni spaziali, poi ripreso da Bowie. Il vuoto cosmico, il concetto di straniamento spaziale dato dalla Terra vista da lontano come emerso dallo scatto 'Earthrise' dell'Apollo 8.

Bowie non nascose di essere stato colpito da quelle immagini e da quel concetto, addirittura si dichiarò spaventato dal film e sviluppò la figura del Major Tom: un uomo libero di fluttuare nell'universo ma anche irrimediabilmente solo.

Space Oddity, quando Bowie tracciò la via verso le stelle

La scrittura di Space Oddity

Bowie compone le prime versioni chitarra e Stylophone nel tardo 1968. Un demo rozzo lo porta sotto l'attenzione della Mercury, che mette sotto contratto Bowie nel maggio 1969.

La produzione ufficiale, condotta tra giugno e ottobre 1969 ai Trident Studios di Londra, vede coinvolti Gus Dudgeon (accanto a Tony Visconti), che infonde alla traccia quel mix di Mellotron, flauto, chitarra acustica e Stylophone che la trasforma in un’“odissea sonora” .

Intanto il 20 luglio 1969, Neil Armstrong cammina sulla Luna durante la spedizione dell'Apollo 11 e, per sfruttare il volano di un evento così storico, la Mercury anticipa l'uscita del singolo all'11 luglio.

“Space Oddity” diventa colonna sonora inconscia del programma BBC sullo sbarco e sfrutta in pieno l’ondata spaziale .

Inizialmente ritenuta troppo inquietante perché il protagonista Major Tom sembra andare alla deriva nello spazio senza fare ritorno, viene però reintrodotta nelle radio dopo il lieto fine della spedizione Apollo.

“Space Oddity” è il primo singolo di Bowie a entrare nella Top 5 britannica (UK #5 nel 1969; #1 nella riedizione del 1975; USA #15 nel 1973)  e vince un Ivor Novello Award per l’originalità nel maggio 1970.

Del brano verranno realizzati due videoclip:

Il primo video di “Space Oddity” nasce nel 1969 come parte dello speciale televisivo Love You Till Tuesday, ma resta inedito fino al 1984. Si tratta di una registrazione scarna: Bowie con il caschetto, occhiali da Joplin, magnetofoni in box, scarsi effetti spaziali (solo fogli di alluminio). 

Nel dicembre 1972, Bowie gira a New York uno spot da studio con Mick Rock durante lo Ziggy Stardust Tour. Bowie veste abiti glam, è circondato da oggetti che rimandano allo spazio. Con meno di 350$, si costruisce un video essenziale, parte di una campagna promozionale che rilanciò il singolo in USA (1973) e UK (1975).



La figura di Major Tom

Al centro c'è la figura di Major Tom, il protagonista del brano, che non è un semplice astronauta ma un elemento narrativo che rappresenta in modo potente la solitudine, l'alienazione e la dipendenza.

Tanto è vero che il personaggio ritornerà più di dieci anni dopo quando Bowie, nel 1980, pubblicherà 'Ashes To Ashes' descrivendolo come un tossicodipendente, un 'junkie in heaven's high'.

Il tema ritorna successivamente anche negli anni '90, all'interno di 'Hallo Spaceboy' del 1995 e in 'Blackstar', disco conclusivo della carriera (e della vita) di Bowie che nel 2016 trasforma il viaggio spaziale in una metafora di morte e resurrezione.

Se “Space Oddity” lancia Bowie nell’orbita pop, è Ziggy Stardust a trarlo verso la gloria internazionale nel 1972 e nello stesso anno  l'utilizzo di una figura simile a quella dell'astronauta di Bowie - il Rocketman di Elton John - porterà ad una controversia tra i due.

Bowie , addirittura, scimmiotterà il brano del collega durante una performance acustica per la BBC.

I punti di contatto tra i due brani sono numerosi (lo spazio, la solitudine, l'addio alla terra e alla famgilia) ma Bernie Taupin, paroliere di Sir Elton, negò alcuna influenza diretta, citando piuttosto il racconto 'The Rocketman' di Ray Bradbury.