Uscirà questo venerdì 27 giugno "Tracks II: The Lost Albums", raccolta di Bruce Springsteen che comprende ben sette album mai pubblicati.
Nel frattempo è stato annunciata anche la release date di "Deliver Me From Nowhere", il biopic con Jeremy Allen White nei panni del Boss che arriverà nei cinema italiani il 23 ottobre con il titolo "Liberami dal nulla".
Il film si concentrerà sulla realizzazione di "Nebraska", lo spettrale album acustico del 1982 che - dice Springsteen - esiste davvero anche in una versione elettrica.
E, a quanto pare, esisterebbe anche il materiale utile per realizzare un terzo capitolo di "Tracks", con altri album inediti.
Ma parlando del cofanetto con Rolling Stone, Springsteen ha commentato anche le sua insoddisfazione su un album iconico come Born In The U.S.A., suo maggior successo commerciale.
Il disco che ho pubblicato, non quello che volevo
La percezione che ha un artista del proprio lavoro non è sempre uguale a quella del pubblico o al risultato che sarà consegnato alla storia.
Un discorso che è vero a bocce ferme, prima che un disco venga condiviso con gli altri, così come con il senno di poi.
Non c'è dubbio che uno dei dischi di maggior successo di Bruce Springsteen e della storia del rock in assoluto sia "Born in the U.S.A." ma, stando a quanto dichiarato dal Boss, non era quello il disco che voleva ottenere.
All'interno di alcune note di copertina di "Track II: The Lost Album", il nuovo super cofanetto di Springsteen in uscita questa settimana, la rockstar del New Jersey dice di non essere felice del risultato di Born In The U.S.A. e che aveva la sensazione che non avesse lo stesso legame con il pubblico dei precedenti lavori.
Argomentando la sua posizione in un'intervista con Rolling Stone, Springsteen ha spiegato che, al di là di tutto, Born In The U.S.A. non è il disco che si aspettava:"È stato un disco che ho pubblicato. È diventato il disco che ho fatto, non necessariamente il disco che mi interessava fare", ha detto. "Mi interessava prendere Nebraska e fare un disco completo che avesse più o meno la stessa sensazione. Se ascolti 'My Hometown' e 'Born in the USA', erano in un certo senso i riferimenti che intendevo. E il resto del materiale era... semplicemente quello che avevo in quel momento. Quelle erano le canzoni che avevo scritto. Quelle erano le canzoni che avevo registrato. Dall'ideazione all'esecuzione, non è stato necessariamente il disco che avevo in mente, ma è così che funziona la creatività. Vai in studio, hai un'idea. Non è necessariamente quello che ti viene in mente. Quindi, per me, è stata proprio questa la situazione di quel disco."