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  26 maggio 2021

The Beatles, la storia dell'unico italiano sulla copertina di Sgt.Peppers

Oggi usciva Sgt.Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Vi raccontiamo la storia dell'unico italiano su una delle copertine più famose del rock

Il 26 maggio 1967, pochi giorni prima della release inizialmente pianificata, i Beatles pubblicavano nel Regno Unito "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club", album capolavoro e copertina tra le più famose e iconiche nella storia del rock. Tra le tantissime personalità riprodotte sulla cover da Sir Peter Blake, lì in alto a destra accanto a Bob Dylan, si può scorgere anche il volto dell'unico italiano presente su quella che è una delle cover più iconiche di tutti i tempi: Sabato 'Simon' Rodia.



La storia di Sabato 'Simon' Rodia

Per quanto possa sembrare sorprendente, sulla copertina di Sgt.Pepper's Lonely Hearts Club Band, una delle cover più iconiche della storia, tra un Albert Einstein e Marlon Brando c'è anche il volto di un carpentiere originario della provincia di Avellino.

Sabato Rodia nasceva nel 1879 a Ribottoli di Serino, borgo irpino di poche anime che, ancora adolescente, lascerà per cambiare vita andando negli Stati Uniti. Uno dei tantissimi emigranti che abbandonava il Sud Italia per raggiungere l'America, una storia apparentemente come quelle di molti altri.

Una volta arrivato ad Ellis Island, New York, Sabato diventò Simon, un altro classico di chi dal Mediterraneo arrivava dall'altra parte dell'Oceano con tante speranze e una nuova vita davanti.

Simon è un ragazzo pratico, un uomo di fatica, e inizia a lavorare come minatore in Pennsylvania e come carpentiere prima a Seattle - dove perderà la vita suo fratello maggiore - e poi ad Oakland, in California.

Nella Bay Area Simon incontrerà e sposerà Lucia dalla quale avrà tre figli, una famiglia che lascerà dopo circa dieci anni per spostarsi di nuovo e trasferirsi dalle parti di Los Angeles, a Long Beach.

Le Watts Towers

A Los Angeles Rodia cercherà di arrangiarsi, tentando di sbarcare il lunario con lavoretti saltuari che non gli consentiranno di avere una vita dignitosa. Rodia comincia ben presto a vivere in strada, diventa un alcolista e cerca di tirare a campare affidandosi alla sorte fino a quando, dopo altri dieci anni, pensa di spostarsi nuovamente.

Rodia cerca di trovare una sorta di stabilità e si trasferisce a Watt, il sobborgo più povero e violento di Los Angeles, era il 1920.

Un anno dopo decide di dare vita ad un progetto visionario, un'opera che nessuno riuscirà mai a decifrare davvero ma che assumerà con il corso del tempo una valenza particolare :le Watts Towers.

Una scultura? Una costruzione architettonica? Un'opera d'arte? Descrivere le Watts Towers con certezza non è cosa facile ma forse il termine più adatto alberga tra il 'sogno' e la 'visione'. Quella di Rodia che per trent'anni, dal 1921 al 1954 farà della costruzione delle Watts Towers la sua missione di vita, la sua firma sulla Terra, il suo tentativo di lasciare alle spalle qualcosa di grande.

Per costruirle, l'unico italiano sulla copertina dei Beatles impiegò di tutto: ferro, cemento, bottiglie di vetro, conchiglie, specchi, mattonelle di ceramica, qualsiasi materiale era utile per realizzare la struttura.

30 metri di altezza, 17 torri interconnesse, un mix di elementi tutti saldati, lavorati e lavorati a mano personalmente dal solo Rodia, una fatica incredibile per dar vita a quello che chiamò 'Nuestro Pueblo'. La casa, mai definitiva, di un italiano sempre in movimento che lì in mezzo aveva deciso di costruire la sua dimora, un bungalow scassato e un piccolo prato verde.

Nel 1954, in seguito ad un infarto e ad un infortunio nella costruzione della torre, Rodia si convince che è il momento di finirla, vende al suo vicino il tutto - che poi erano gli stessi vicini che continuavano a compiere atti vandalici nei confronti della struttura - e si trasferisce a Martinez da sua sorella dove morirà il 16 luglio del 1965.

The Beatles, la storia dell'unico italiano sulla copertina di Sgt.Peppers

Le Watts Riots e i Beatles in America

Meno di un mese dopo la sua morte, le Watts Towers diventano scenario di una delle rivolte popolari a sfondo razziale più violente degli Stati Uniti.

L'11 agosto 1965 Marquette Frye, un afro americano di 21 anni, viene fermato dalla polizia per guida in stato di ebrezza e arrestato. Il ragazzo oppone resistenza con l'aiuto di sua madre e dopo uno scontro viene colpito sotto gli occhi della folla che era accorsa a vedere cosa stava accadendo.

La violenza della polizia scatenò una rivolta senza precedenti che durò per sei giorni e causò 34 morti e danni per oltre 40 milioni di dollari.

Una vera e propria battaglia più che attuale che renderà le Watts Towers, già simbolo del ghetto più malfamato di Los Angeles, una sorta di totem per i diritti civili.

E i Beatles? Mentre la guerriglia impazzava nella periferia di LA i Fab Four sbarcavano negli Stati Uniti portandosi dietro la Beatlemania.

Nella West Coast si lottava per i diritti, ad Est i Beatles varcavano i cancelli del Shea Stadium di New York, era il 15 agosto, per uno dei concerti rock più immortali di tutti i tempi. Le urla della folla erano così rumorose da impedire alla band di sentire correttamente la performance, forti quanto un jet al decollo e chissà se più delle urla della comunità afroamericana in California.

I Beatles arrivarono a Los Angeles il 17 agosto, esattamente il giorno dopo in cui le tensioni erano state sedate per suonare all 'Hollywood Bowl. Era Los Angeles, vero, ma era un'altra città nella città, un luogo distante anni luce da quel ghetto che l'opera di Rodia aveva in qualche modo legittimato dando alle povere anime di quel quartiere la propria Statua della Libertà, il proprio simbolo a cui aggrapparsi per farsi vedere nel buio.

Un simbolo di libertà

Le torri diventarono un simbolo di libertà, di voglia di fare e di rincorrere i propri sogni nonostante tutto, proprio come aveva cercato di fare Rodia.

Nel corso degli anni la Città di Los Angeles cercò di abbattere in tutti i modi le Watts Towers per una questione di sicurezza, dicevano, ma la mobilitazione di cittadini e artisti come l'attore Nicholas King e il produttore cinematografico William Cartwright, che acquistarono la proprietà pochi anni dopo l'addio al quartiere di Rodia per tentare preservare la scultura. Insieme ad architetti, attivisti ed intellettuali i due crearono il Comittee For Simon Rodia's Towers per cercare di salvare le Watts Towers. 

Fino al 1975 il Committee difese le Watts Towers che furono poi prese in carico dalla Città di Los Angeles e dallo Stato della California che crearono lì il Watts Towers Arts Center.

Nel 1990 l'opera di Simon Rodia è stata poi riconosciuta ufficialmente come luogo di interesse storico nazionale e indicato come 'California Historical Landmark'.

Il simbolo di una storia, di un popolo, di una città e di un povero carpentiere italiano finito sulla copertina di uno dei più grandi dischi della storia del rock.