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  29 marzo 2017

The Jesus And Mary Chain in "Damage And Joy" ripartono dalla melodia

Il ritorno in studio della band scozzese dopo quasi vent'anni

19 anni sono un' attesa quasi eterna tra due dischi, ma tanto ci hanno messo The Jesus And Mary Chain per pubblicare "Damage And Joy", il loro settimo album. Il rischio di fare come 'Chinese Democracy' dei Guns'n'Roses - sperato per anni dai fan e poi più che deludente - era altissimo, ma i fratelli Reid hanno preferito mantenere un profilo basso, non rischiare più di tanto e andare con il pilota automatico, recuperando anche cose del passato.

Gli anni '80 sono lontani, anni in cui ogni concerto della band - suonato spalle al pubblico e con un muro sonoro di 20 minuti - si trasformava in rivolta, anni di eccessi e di un sound che ha influenzato tantissimi giovani della scena indie negli anni avvenire, in una rielaborazione riveduta e scorretta della psichedelia sixties. 


  • The Jesus & Mary Chain
    The Jesus & Mary Chain
  • The Jesus and Mary chain - "Damage And Joy"
    The Jesus and Mary chain - "Damage And Joy"

Li avevamo lasciati con 'Munki', loro ritorno a casa, la Creation Records di Alan McGee, e alle tensioni interne sempre crescenti tra Jim e William Reid alle quali si era cercato di mettere un freno una decina di anni, riprendendo l'attività live prima al Coachella nel 2007 e poi in tutto il mondo, complice anche il trentennale del loro capolavoro del 1985, "Psychocandy", ma mettersi a registrare un album è un'altra questione.  

"Non ero sicuro di voler entrare nuovamente in studio" - ha dichiarato Jim Reid a Pitchfork - "Perché i miei ricordi dello studio riguardano la registrazione di 'Munki', un disco molto doloro da fare. Amo l'album, ma per noi è stato un punto basso in termine di rapporti, ne siamo tutti coscienti".  

Si è deciso di seppellire l'ascia di guerra provando a ritornare in studio con un senso di 'ora o mai più', aiutati anche dal produttore Youth e il risultato è onesto: non il miglior disco possibile, ma i Mary Chain fanno il  loro compito, pur andando a rilavorare in più di un episodio pezzi già pubblicati tra b-side e progetti paralleli. La conclusiva 'Can't Stop The Rock' , ad esempioera già uscita nel 2005 a nome Sister Vanilla, progetto di Jim con la sorella Linda.

L'apertura affidata ad 'Amputation', nel quale i fratelli Reid si lamentano di come per un periodo si siano sentiti 'tagliati fuori dal rock'n'roll', a discapito di giovani che non facevano altro che riprendere il suono da loro inventato, è roboante, ma in realtà"Damage and Joy" riprende il discorso interrotto prima del nuovo millennio, spostando l'equilibrio più verso la parte pop e 'jangle' della band che verso i muri sonori, come si intuisce anche dall'ultimo singolo 'Always Sad'.

In questo pesano anche le consuete ospiti femminili come Sky Ferreira (già collaboratrice dei Primal Scream di Bobby Gillespie che ha iniziato proprio come batterista dei J&MC) che presta la voce su 'Black And Blues' e Isobel Campbell, che canta su 'Song For A Secret' e 'The Two Of Us'. Proprio quest'ultimo brano è un bel manifesto del disco, praticamente una declinazione chitarrista di 'I Could Be Dreaming' dei connazionali Belle And Sebastian - l'attacco è molto simile - che all'epoca vedeva in formazione la stessa Campbell, prima che intraprendesse la carriera solista e il sodalizio con Mark Lanegan.

In situazioni come queste, alla fine, è tutta questione di aspettative: i fratelli Reid recitano la parte di loro stessi, quella di vent'anni fa leggermente rinfrescata dalla mano di Youth che aiuta a fare di "Damage And Joy" un album godibile, e del resto se ne fregano; starà all'ascoltatore decidere se fare le pulci o lasciarsi prendere da quel sound di cui i J&MC sono maestri.

Per chi volesse vederli dal vivo, invece, l'appuntamento è per il 6 luglio nella bellissima cornice dell'Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (BS) per il "Tener-a-mente Festival".

The Jesus And Mary Chain - Always Sad (official video)

The Jesus And Mary Chain - Always Sad (official video)