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  24 aprile 2020
di Wally
Wally

Wine & Rock Ep.1

Wally e la sommelier e wine blogger Roberta Costante ci portano alla scoperta dei vini di tutto il mondo a tempo di musica rock

Primo speciale Wine & Rock : un'ora con Wally e la sommelier e wine blogger Roberta Costante per un viaggio  nel mondo del vino per scoprire tutte i trend e le curiosità da ogni parte del mondo: dall'Italia alla Germania, dal Canada all'Australia, ovviamente sempre a ritmo di rock.


Introduzione/Linkin Park - What I've done

Iniziamo questo viaggio enologico parlando di un tema molto attuale che sta già creando notevole preoccupazione nell'industria enologica: i cambiamenti climatici e gli effetti che questi cambiamenti avranno e stanno già in realtà già avendo sulla viticoltura.

Cosa dobbiamo aspettarci? Quale sarà il destino delle aeree vitate mondiali?

Direi che negli ultimi anni abbiamo già assistito ad una trasformazione climatica evidente che non comprende solo il riscaldamento globale ma anche il verificarsi di fenomeni atmosferici devastanti come gelate improvvise, venti fortissimi, tempeste, che hanno a volte danneggiato notevolmente le colture ( pensiamo all' annata 2017 per la viticoltura che è stata una delle peggiori degli ultimi 50 anni).

Pensate che un istituto di ricerca francese sostiene che il 56 per cento delle regioni vitivinicole nel mondo potrebbe scomparire se la temperatura aumentasse di 2 gradi centigradi entro il 2050.

Questo in cosa si traduce: le aeree attualmente vocate saranno via via sostituite con zone che oggi riteniamo marginali e non adatte alla coltivazione della vite con una tendenza di migrazione delle zone vitate verso nord e con viti impiantate ad altitudini sempre maggiori.

Lo speciale di oggi è proprio incentrato su questo e quindi faremo un bel giro del mondo senza tralasciare il nostro paese in cui vi presenterò 8 zone che stanno sperimentando, in alcuni casi anche traendo giovamento dai cambiamenti climatici nella coltivazione della vite; aeree che potrebbero diventare nel futuro le nuove frontiere della viticoltura mondiale.

Valpolicella Classico, Veneto, Italia – Little Richard, Tutti frutti 1:00

Iniziamo con la prima zona e si parte dall'Italia, precisamente andiamo in Valpolicella, provincia di Verona, la patria del Valpolicella Classico , del Ripasso e dell'Amarone.

Perchè ho scelto questa zona e questo vino: perchè lo spostamento delle aeree vitate avrà anche un impatto sostanziale sulle denominazioni di origine per cui anche le leggi si dovranno adeguare e dovranno essere modificate per permettere alla produzione di questi vini di continuare.

Voglio quindi puntare l'accento sulla menzione speciale classico che compare in etichetta; ne avevamo già parlato in passato e comprende i vini prodotti con le uve ( in questo caso Corvina, Corvinone e Rondinella) facenti parte dalla zona originaria più antica di produzione. Negli anni l'aerea si è allargata includendo nuovi comuni ( come è successo nel Chianti Classico) facendo guadagnare prestigio a quelli prodotti nella zona più antica.

Il rischio è che ridisegnando la mappa delle zone di produzione si vadano un pò a perdere quelle caratteristiche di unicità tipiche del territorio e le caratteristiche organolettiche che hanno definito negli anni i tratti distintivi di un vino come il Valpolicella Classico.

Primo problema che emergerà e su cui stanno lavorando gli esperti: mantenere uniformità e classicità nel tempo.

Lagrein Trentino Alto Adige, Italia/ Joe Walsh - Rocky Mountain Way

Anche per la seconda zona rimaniamo in Italia e ci spostiamo ancora più a nord, in Trentino Alto Adige, dove si producono grandi bianchi ma anche grandi rossi e soprattutto dove le uve vengono coltivate a terrazzamenti facendo guadagnare ai vini la menzione di “vini di montagna”. La coltivazione delle uve bianche ( il Trentino è un grande produttore di metodo classico) richiede infatti una buona escursione termica tra il giorno e la notte, tra l'estate e l'inverno. Questo permette alle uve di sviluppare l' acidità importantissima per la spumantizzazione e soprattutto bouquet olfattivi complessi e variegati.

Uno scenario plausibile effetto dell'aumento delle temperature potrebbe prevedere che le aree a valle o ad altezza moderata che adesso sono coltivate con le varietà a bacca bianca come lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc e a bacca rossa ma che amano i climi freddi come il Pinot Nero si spostino a quote più elevate, per evitare per esempio una vendemmia troppo anticipata. Questo potrebbe quindi lasciare sempre più spazio alla coltivazione delle uve rosse e a nuove varietà ( quindi creazione di un nuovo mercato) che normalmente hanno bisogno di più calore per arricchirsi di zucchero e colore.

Per fare un esempio pratico con il vino in abbinamento, Il Lagrein, vino rosso che già ha buon corpo e struttura e un colore intenso potrebbe diventare ancora più potente ed alcolico regalandoci delle note complesse che adesso sono più prerogativa dei vini del sud o comunque di climi molto caldi

Germania: Riesling, Mosella/Scorpions - Wind of change

Un po' sulla stessa lunghezza d'onda di quello che potrebbe verificarsi con i vini del Trentino e anche di tutte le regioni montane del nord Italia è la situazione vitivinicola della Germania.

La Germania, che forse non tutti sanno essere uno degli Stati più importanti al mondo per la produzione di bianchi di livello. Le zone vitivinicole tedesche si concentrano nella parte a sud ovest al confine con la Francia, e le aeree più vocate sono quelle attraversate dal fiume Reno. In particolare la zona della Mosella gode di grandissimo prestigio: qui si concentra la più importante produzione di Riesling che sono bianchi complessi e strutturati dotati di un'acidità naturale che permette loro di evolvere nel tempo e di invecchiare per molti anni anche senza il passaggio in legno ( sentore al naso di idrocarburo).

Come potrebbe quindi cambiare lo scenario della viticoltura tedesca ? Una possibilità è che possano, come in Trentino, essere introdotte varietà a bacca rossa diverse e ampliare l'offerta enologica tedesca. Per quanto riguarda il Riesling, gli studi hanno confermato che è si una varietà che matura meglio nei climi freddi ma è anche un vitigno che ben si è adattato in altre zone del mondo con climi più caldi e che quindi possa sopportare leggere variazioni climatiche senza però perdere la sua identità. Insomma una ventata di cambiamento che potrebbe non danneggiarlo troppo.

Vini canadesi/Joni Mitchell - Big yellow taxi

Abbiamo parlato nell'intervento precedente di aree vitivinicole emergenti statunitensi situate al confine con il Canada; non potevamo pertanto esimerci dal citare anche questo bellissimo paese che è tra i primi al mondo nella produzione di icewines. “I vini di ghiaccio” di cui avevamo già parlato in una puntata del rockpairing sono vini dolci ottenuti vinificando le uve congelate vendemmiate ad inverno inoltrato. Capite bene quindi come queste tipologie possano essere prodotte solo in luoghi in cui le temperature invernali siano molto basse ( anche a – 20 gradi centigradi). Con il surriscaldamento globale molte di queste pratiche stanno scomparendo ( se pensiamo all'Austria o alla Germania, o addirittura il Piemonte). Il Canada sorprendentemente però è anche il secondo paese al mondo ( il primo è la Georgia) con il più alto numero di vitigni autoctoni ( supera di poco anche l'Italia) e ospita tutta una serie di varietà oltre all' euroasiatica vitis vinifera, nonchè di vitigni ibridi risultato dell'incrocio di specie diverse. Questa è una cosa molto interessante e che potrebbe essere un po' la chiave di volta del problema climatico in quanto notoriamente le specie ibride sono molto resistenti sia alle malattie che alle temperature invernali ; potrebbero in un certo senso essere il futuro andando a sostituire nel tempo le varietà internazionali che ora sono impiantate in tutto il mondo.

Il metodo classico della Tasmania, Australia/Jet - Are you gonna be my girl?

Cambiamo continente e voliamo in Australia, ormai tra i più grandi produttori di vino mondiali nonchè paese all'avanguardia nelle pratiche enologiche ( i migliori enologi si formano qui). Le zone vitate sono concentrate quasi esclusivamente nella parte a sud- est e, a causa dei cambiamenti climatici importanti ( non serve ricordare i danni incredibili che gli incendi hanno provocato quest'inverno distruggendo intere aree coltivate), le zone con i climi più freddi stanno ottenendo ottimi risultati nella coltivazione delle uve.

Un esempio è dato dalla Tasmania, che è l'isola-stato situata a sud dell' Australia che è proprio una delle aree vitivinicole emergenti; qui le correnti fredde oceaniche creano l'ambiente ideale per la coltivazione di uve Chardonnay, Riesling, Sauvignon Blanc e Pinot Nero, varietà adatte soprattutto alla produzione di vini spumanti a metodo classico. La produzione di vini della Tasmania è ancora abbastanza limitata ma di gran pregio: infatti stanno velocemente ricevendo sempre più consensi anche a livello internazionale. Per la conformazione morfologica dei terreni, il clima, la giusta ventilazione e la disponibilità idrica è una zona che si presta molto bene a pratiche di coltura biologica e biodinamica, che pertanto necessitano di meno trattamenti sia in vigna che in cantina avvicinandosi molto ad una concezione produttiva di vini naturali.

Con l'aumento delle temperature queste zone potrebbero ospitare molto presto non solo vitigni notoriamente resistenti al freddo, ma anche varietà a bacca rossa come lo Shiraz, il Tempranillo o il Cabernet Sauvignon, in realtà già presenti ma in minima parte e non con le caratteristiche di struttura e alcolicità che vi troviamo quando crescono in climi più caldi.

I vini Scandinavi/Roxette - The look

Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia...quando nominiamo questi paesi tutto pensiamo meno che a una tradizione vitivinicola ed in effetti è stato così fino a pochi anni fa ma il riscaldamento globale che abbiamo detto porterà vantaggi soprattutto a quelle zone mai considerate adatte alla viticoltura, anche qui potrebbe cambiare nettamente lo scenario. Naturalmente è una previsione che potrebbe trovare riscontro tra molti anni, ma i primi, piccoli, timidi tentativi produttivi fanno già ben sperare. Vengono coltivate per ora varietà ibride come quelle che troviamo in Canada o nel nord degli USA per intenderci, oppure vitigni internazionali restistenti e adatti alle temperature rigide

Basti pensare che in Norvegia, nel 2014 un imprenditore ha impiantato un piccolo vigneto a Slinde, al centro-ovest del paese. Questa piccola città si trova al 61° parallelo, per intenderci alla stessa latitudine di Anchorage, in Alaska. Le vigne si trovano su un ripido terreno affacciato su un fiordo, dove l'anno scorso le temperature estive sono riuscite a raggiungere nel loro picco ben 37°C! Secondo delle ricerche infatti, in 50 anni la Scandinavia potrebbe subire un aumento delle temeperature di 6° C, che potrebbe aiutare per esempio il fiorire di aziende vitivinicole in paesi come la Danimarca che ad oggi ne conta ben 90. Tanto che ci sono già businessman lungimiranti che stanno valutando di indirizzare i propri investimenti verso i paesi scandinavi piuttosto che ad esempio in Spagna o Australia, dove ci sono previsioni tutt'altro che felici per danni legati alla siccità ed aumento della desertificazione.

Metodo Classico Inglese/Led Zeppelin - Rock and roll

Mi sta particolarmente a cuore la zona di cui stiamo per parlare perchè è stata l'oggetto di una masterclass frequentata durante il mio ultimo viaggio pre-pandemico, che è la bollicina Inglese. L'inghilterra del sud negli ultimi 20 anni ha completamente cambiato lo scenario produttivo vitivinicolo arrivando a diventare uno tra i più importanti e promettenti paesi produttori di metodo classico al mondo. Questo è dato ovviamente dall'aumento delle temperature che ha reso queste terre ancora più accessibili alla coltivazione della vite ( attualmente infatti troviamo il clima del nord della Francia degli anni 70), ma anche dal terreno che presenta una composizione analoga al famoso terroir gessoso della Champagne, responsabile di quelle note tanto eleganti e uniche che rendono la bolla francese un vino eccezionale e riconosciuto in tutto il mondo.

Scenario tanto promettente che alcuni brand storici importanti come ad esempio Pommery e Taittinger ( Tetanger) hanno investito ampliando l'area di coltivazione delle uve classiche Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier fin oltre la Manica. Anche se sul mercato stanno facendo fatica ad imporsi a causa dei prezzi ancora poco competitivi sicuramente faranno ben presto parlare di sè in maniera decisamente esplosiva.

Conclusioni/Patti Smith - People have the power

Siamo arrivati alla fine di questo viaggio intorno al mondo e non solo e volevo trarre un po' di conclusioni riguardo a questo tema.

Innanzitutto mi sento di dire che lo scenario è abbastanza preoccupante, nel senso che sicuramente negli anni verranno sconvolte molte certezze; vale a dire ci sono zone mondiali vitivinicole importanti, fondamentali, storiche che sono state sempre il punto cardine per la viticoltura soprattutto del nuovo mondo come la Francia, L'Italia, La Spagna che potrebbero andare incontro a delle difficoltà serie. Le zone cosiddette mediterranee sono senza dubbio quelle che soffriranno di più del cambio climatico perchè si avvicineranno a temperature sub-tropicali dove non è impossibile la coltivazione della vite ma certamente è molto difficile. Per contro, lo spostamento delle zone vitate a nord e la coltivazione seppur sostenibile potrebbe creare danni considerevoli agli ecosistemi esistenti e alla fauna locale.

La soluzione dove sta; la soluzione starà nella capacità dell'uomo di adattarsi alle nuove condizioni cercando di sviluppare nuove competenze che lo aiutino, che non sono solo tecniche vitivinicole all'avanguardia ma anche la possibilità di introdurre nuove specie più versatili, resistenti, magari anche ibride magari che daranno risultati nel bicchiere non inferiori da un punto di vista qualitativo ma certamente differenti. Dobbiamo in sostanza essere pronti ad un cambio di gusti, ad accettare che i vitigni internazionali potrebbero scomparire a vantaggio però di autoctoni e a varietà a maturazione tardiva. Insomma come in ogni grande crisi, è l'uomo ad avere nelle proprie mani il potere di risollevarsi e reinvertarsi.


Wine & Rock  Ep.1

WINE & Rock @ Radiofreccia Ep.1

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