Logo Radiofreccia

Entra nella
community di Radiofreccia

possiedi già un account?
oppure
FAQ:
  05 novembre 2019
di Noemi
Noemi

ROCK ICON 2019. MA LE ICONE ROCK STANNO TUTTE IN UN’ALTRA EPOCA.

Una riflessione di Noemi con Doctor Mann.

Nel primo week-end di novembre si sono svolte le premiazioni degli MTV Ema 2019. Per la prima volta quest’anno è stato istituito il premio “Rock Icon” assegnato a Liam Gallagher.

Ci interroghiamo spesso su cosa sia il rock e io stessa ho provato a dare una risposta in un articolo precedente pubblicato su #OnTheRoad. La nascita di questo premio, invece, mi ha spinto a interrogarmi su quali siano (ancora) oggi i personaggi iconici di questo ambito musicale e fatto scattare qualche riflessione sul passato, presente e futuro dell’icona rock. Ho deciso di condividere i miei quesiti con il collega giornalista e ormai amico Doctor Mann, al secolo Stefano Mannucci. Gli ho mandato un audio di due minuti e quarantasette secondi per condividere le mie riflessioni e dirgli che avrei voluto fargli alcune domande. Lui, invece di denunciarmi - considerata l’illegalità degli audio al di sopra dei trenta secondi -, ha deciso che valeva la pena rispondermi, prima di tutto perché è una persona educata, poi, forse, perché mi vuole un po’ bene. Ecco dunque un resoconto di quanto emerso dall’audio di oltre 8 minuti con il quale lui si è genialmente vendicato.

Di cosa, di chi, parliamo quando parliamo di “icone rock”.

Per definire un’icona servono alcuni elementi: uno è il tempo che fa sedimentare l’immagine nel mito, nella leggenda; il secondo l’irraggiungibilità del personaggio. Due elementi che sommati con il contesto storico, politico e sociale di un certo periodo alimentano la realizzazione dell’icona. È evidente che il rock negli anni 60 e 70 era così dirompente nella sua novità, nella sua entrata in scena in un momento tumultuoso di guerre, di rivoluzioni del costume, di giovani che si facevano sentire per la prima volta con la loro voce, da generare la necessità di individuare dei portavoce generazionali come i Beatles per esempio, Bob Dylan, o i Rolling Stones. Il tempo ha solidificato questo status dell’icona, perché il rock di quegli anni era contemporaneo o addirittura anticipatorio rispetto al mondo in cui si viveva. L’irraggiungibilità era data anche dai media, dalla struttura discografica e di mercato che si muoveva intorno agli artisti.

Quando io avevo 18 anni il massimo che poteva accadere era vedere una fotografia di certi artisti su un giornale, sperare che venissero in concerto, così da poter assistere alla liturgia laica che ce li poneva di fronte per quell’occasione, senza telefonini, senza niente; un’esperienza da preservare nella memoria, poi li potevi ascoltare solo attraverso i dischi. Oggi l’onnipresenza delle star (del pop più che del rock e della trap), con Instagram, Youtube, internet, toglie loro quell’alone di mistero, di invisibilità, di “lontano” nello spazio, oltre che nel tempo, complicando enormemente la fabbricazione di un’icona.

Perché abbiamo costantemente bisogno di riferimenti iconici?

Da soli non sapremmo come fare, abbiamo bisogno di modelli, di qualcuno che si tenga sulle spalle il mondo per noi, il mondo come è oggi. Soprattutto quando siamo giovani abbiamo la necessità di sentirci parte di una truppa, dove ci sono comandanti, semidei, eroi che comandano per noi e ci indicano la strada, abbiamo bisogno di quei riferimenti perché sono necessari per eliminare la solitudine, il disagio del giovane, la sensazione di spiazzamento che si ha quando non ti ritrovi nella voce, nella musica, nelle parole, nei vestiti di qualcun altro. Abbiamo bisogno di riferimenti iconici perché sono migliaia di anni che l’umanità fa questo, da Ulisse a Mick Jagger.

Per premiare un’icona del rock oggi si attinge al secolo scorso. Queste figure di riferimento sono finite negli anni 90?

Sì, perché abbiamo avuto musicisti straordinari, ma la sensazione di usuramento del ruolo dell’icona è stata fortissima. Con la caduta del Muro si è passati a una nuova epoca. Il secolo breve, quello dei totalitarismi ma anche quello del rock, è finito e si è passati a un’epoca completamente diversa, folle nella sua incessante digitalizzazione e nella tecnologia, che ha rivoltato tutte le carte che erano sul tavolo. Trovare nuove icone rock oggi è impossibile. Ciò non vuol dire che non ci siano eccellenti artisti e musicisti, un’anti-icona oggi è Thom Yorke dei Radiohead, uno dei gruppi più importanti della scena dagli anni 90 ai giorni nostri. Artisti come Cornell e Bennington, Cobain prima di loro, sono eroi caduti invece, i loro suicidi hanno svelato la fragilità che stava dietro l’icona. Questo complica loro le cose. Alcune delle grandi icone degli anni 60 (Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison) morirono giovani e in modo tragico, ma nessuna si suicidò. Sono costrette a restare eternamente giovani le icone, anche quando non ci sono più. John Lennon ha pagato per conto dei Beatles la loro eterna giovinezza. Ha pagato con la vita, con l’omicidio, laddove Paul McCartney ha i capelli tinti perché a 75 anni deve mantenersi con l’aspetto giovanile, così come Ringo Starr: i Beatles non possono invecchiare. Abbiamo avuto una sola icona morta di morte naturale, anche se prematuramente, Elvis Presley, però gli americani non sopportano che sia morto, non lo credono morto, vanno in cerca di lui avvistandolo in ogni dove, perché Elvis è immortale, anzi è alieno.

Ci sono artisti del nuovo panorama musicale contemporaneo che potrebbero essere icone rock del futuro?

Il rock è cultura storica, tutto è stato detto, fatto, raccontato, quindi trovo difficile che ci possano essere nuove icone. Vedo bravissimi musicisti, faccio tanti auguri a tutti, ai Greta Van Fleet come ad altri, ma ci sono già stati i Led Zeppelin, dunque arrivederci e grazie.


ROCK ICON 2019. MA LE ICONE ROCK STANNO TUTTE IN UN’ALTRA EPOCA.

Liam Gallagher - Once (Lyric Video)

Liam Gallagher - Once (Lyric Video)